Bari, un 44enne arrestato per tentato femminicidio: avrebbe cosparso di alcol l'ex moglie sul lavoro. L'intervento decisivo della sorella.
In questa storia
Un uomo di 44 anni è stato arrestato a Bari con le accuse di tentato femminicidio e maltrattamenti in famiglia. Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, il 9 ottobre avrebbe raggiunto l’ex moglie nell’albergo del centro in cui la donna lavora e vive, l’avrebbe cosparsa di alcol etilico e avrebbe cercato di darle fuoco. La notizia dell’arresto è stata resa pubblica il 21 ottobre.
L’aggressione nell’albergo e l’intervento della sorella
Gli investigatori riferiscono che, durante l’aggressione, all’uomo sarebbe caduto l’accendino. Dopo una colluttazione, la donna, in uno stato di profonda disperazione, avrebbe raccolto l’oggetto e appiccato il fuoco ai propri vestiti. La sorella, presente sul posto, è intervenuta immediatamente portando la testa e il busto della vittima sotto l’acqua. La donna ha riportato ustioni e bruciature ai capelli, ma non lesioni gravi.
La scena sarebbe stata registrata dalle telecamere di videosorveglianza della struttura: le immagini, insieme alle dichiarazioni della vittima, sono state acquisite dagli investigatori. L’indagato è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita il 16 ottobre.
Le minacce prima dell’incontro
Secondo quanto riferito dalle testate che hanno ricostruito l’inchiesta, nelle ore precedenti l’aggressione il 44enne avrebbe inviato alla ex moglie diversi messaggi minacciosi, evocando anche l’uso della benzina contro di lei o sua madre. Si tratta di contenuti emersi dagli accertamenti, non di dichiarazioni rese dall’uomo alla stampa.
Le indagini sui presunti maltrattamenti
L’inchiesta non riguarda soltanto quanto accaduto il 9 ottobre. Gli investigatori hanno ricostruito un quadro di presunti maltrattamenti fisici e psicologici che, secondo le accuse, risalirebbero al 2010 e sarebbero proseguiti dopo la separazione. Alcuni episodi si sarebbero verificati anche in presenza dei due figli minorenni della coppia. La donna aveva già presentato una denuncia nel dicembre 2025, secondo quanto riportato dalle fonti.
Il provvedimento cautelare è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Bari. Le contestazioni restano accuse e l’indagato deve essere considerato non colpevole fino a una eventuale sentenza definitiva.
Le fonti della ricostruzione
Le informazioni sono state confrontate con le ricostruzioni pubblicate il 21 ottobre 2026 da ANSA, RaiNews e Corriere della Sera.
La cronologia: dall’aggressione alla misura cautelare
9 ottobre 2026. Nel centro di Bari, l’uomo raggiunge l’ex moglie nell’albergo dove la donna lavora e, secondo diverse ricostruzioni, vive. Gli investigatori collocano qui l’aggressione con l’alcol etilico e l’accendino. La Squadra Mobile interviene dopo una segnalazione, raccoglie la denuncia e avvia gli accertamenti. Il fatto che l’accendino cada durante il tentativo dell’uomo è un passaggio centrale nella ricostruzione degli inquirenti.
16 ottobre. La Polizia esegue l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura. Il 44enne viene rintracciato nella propria abitazione.
21 ottobre. La vicenda viene resa nota pubblicamente. La comunicazione riguarda un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari: l’ordinanza non equivale a una condanna.
Il racconto dell’aggressione: perché la sorella è stata decisiva
Secondo la ricostruzione investigativa, l’ex marito avrebbe versato alcol etilico sul corpo della donna e avrebbe cercato di appiccare le fiamme. L’accendino gli sarebbe caduto proprio nel momento in cui tentava di alimentare il fuoco. Ne sarebbe nata una colluttazione tra i due. In seguito, in una condizione di profondo sconforto, la donna avrebbe raccolto l’accendino e acceso il fuoco sui propri vestiti.
È importante distinguere i due momenti: il tentativo iniziale di incendiare la donna è contestato all’uomo; il gesto successivo della vittima viene descritto dagli investigatori nel contesto delle vessazioni che avrebbe subito. La sorella, arrivata in quegli istanti, ha agito rapidamente mettendo sotto un rubinetto la testa e il busto della donna. Secondo le informazioni diffuse, la vittima è riuscita anche a togliersi i vestiti e non ha riportato lesioni gravi.
I messaggi della mattina del 9 ottobre
La ricostruzione giornalistica delle indagini riferisce che l’uomo avrebbe inviato alla ex moglie, nelle ore precedenti, messaggi contenenti minacce esplicite. Tra i contenuti riportati dalle testate figura il riferimento alla benzina contro la donna o sua madre e la minaccia di raggiungerla e ucciderla. Gli investigatori avrebbero esaminato anche queste comunicazioni per ricostruire il contesto dell’aggressione e il comportamento dell’indagato prima di presentarsi sul luogo di lavoro.
Le telecamere e la denuncia: su cosa si fonda l’inchiesta
Le telecamere di videosorveglianza della struttura avrebbero registrato la sequenza. La Polizia ha acquisito ed esaminato i filmati, affiancandoli alla denuncia e alle dichiarazioni della donna. Non si tratta dunque soltanto di una ricostruzione basata su testimonianze indirette: gli investigatori hanno indicato anche elementi video a sostegno degli accertamenti. Non risultano tuttavia pubblicati integralmente i filmati, e non è corretto attribuire loro dettagli ulteriori rispetto a quelli comunicati dalle autorità.
Le presunte violenze dal 2010 e la denuncia del 2025
Gli accertamenti hanno riguardato anche il rapporto tra i due ex coniugi. Secondo quanto riportato da Corriere della Sera, Sky TG24 e altre testate, le presunte condotte di maltrattamento fisico e psicologico sarebbero iniziate nel 2010, durante la convivenza, e sarebbero proseguite dopo la separazione. Alcuni episodi sarebbero avvenuti davanti ai due figli minorenni. Nel dicembre 2025 la donna aveva già presentato una denuncia. Questi elementi sono parte del quadro accusatorio e dovranno essere valutati nelle sedi giudiziarie competenti.
Le accuse e la presunzione di innocenza
All’uomo vengono contestati tentato femminicidio e maltrattamenti contro familiari o conviventi. La custodia cautelare in carcere è una misura provvisoria disposta nell’ambito delle indagini: non accerta in via definitiva la responsabilità. L’indagato conserva il diritto di difendersi e di contestare il provvedimento nelle forme previste dalla legge. È il principio ricordato anche nella comunicazione di Polizia diffusa dalla stampa locale.
La ricostruzione delle fonti
Per i dettagli dell’intervento, dell’ordinanza e delle prove raccolte, sono stati confrontati il comunicato di Polizia riportato da BariViva, ANSA e Corriere della Sera.
Immagine di repertorio, non riferita ai fatti di Bari.



