Operazione della Guardia di Finanza tra Italia, Spagna e Svizzera: 30 misure cautelari, fatture false per 110 milioni e riciclaggio contestato per 68 milioni.
In questa storia
Trenta misure cautelari, oltre 21 milioni di euro sottoposti a sequestro e una rete finanziaria clandestina che, secondo gli investigatori, avrebbe collegato gruppi di ’ndrangheta, camorra e criminalità foggiana. L’operazione è scattata all’alba di mercoledì 21 ottobre tra Milano, Monza Brianza, altre province italiane, Spagna e Svizzera.
I numeri comunicati dalla Guardia di Finanza descrivono un’inchiesta molto più ampia di una singola frode fiscale: oltre 110 milioni di euro di fatture ritenute false e 68 milioni che l’accusa considera oggetto di riciclaggio internazionale, anche attraverso criptovalute. Le misure riguardano 30 indagati: 16 sono destinatari della custodia in carcere e 14 degli arresti domiciliari.
Chi ha coordinato l’operazione
L’indagine è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano con il supporto del Gruppo di Monza. All’esecuzione dei provvedimenti partecipano anche il Servizio centrale d’investigazione sulla criminalità organizzata e il Nucleo speciale repressione frodi tecnologiche.
La delega arriva dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano, in coordinamento con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Sul territorio sono stati impiegati più di 350 finanzieri, comprese unità specialistiche e personale “Antiterrorismo pronto impiego”. La prima ricostruzione diffusa da ANSA riferisce di arresti in corso anche in Spagna e Svizzera e di perquisizioni in diverse province italiane.
Perché gli investigatori parlano di “banca occulta”
L’espressione indica il servizio finanziario che l’organizzazione avrebbe messo a disposizione di più gruppi criminali. Non una banca con sportelli e conti regolari, ma un circuito capace, secondo l’ipotesi accusatoria, di raccogliere, trasferire e ripulire denaro fuori dai normali controlli.
Al centro del sistema ci sarebbero fatture per operazioni inesistenti, società utilizzate per giustificare movimenti di denaro e passaggi internazionali in criptovalute. I 110 milioni di fatture false e i 68 milioni di riciclaggio sono due grandezze investigative diverse: non vanno sommate né presentate come denaro già definitivamente confiscato. Il decreto di sequestro preventivo d’urgenza riguarda infatti beni per oltre 21 milioni di euro.
Nelle prime ore dell’operazione non è stata ancora resa pubblica la sequenza completa dei singoli trasferimenti. È quindi documentato il quadro generale comunicato dagli inquirenti, mentre attribuzioni personali, ruoli e responsabilità dovranno essere verificati nel procedimento giudiziario.
’Ndrangheta, camorra e criminalità foggiana nella stessa inchiesta
Secondo la Procura, l’associazione avrebbe operato con l’aggravante dell’agevolazione e del metodo mafioso. L’indagine coinvolge persone indicate come vicine a tre matrici criminali differenti: ’ndrangheta, camorra e quella che viene definita “Quarta mafia”, espressione usata per le organizzazioni foggiane.
Le contestazioni riportate nella fase iniziale comprendono, a vario titolo, riciclaggio internazionale, frodi fiscali, reati fallimentari, traffico di stupefacenti e reati in materia di armi. Non significa che ogni indagato risponda di tutti i reati: le posizioni sono individuali e le misure cautelari non equivalgono a una condanna.
L’inchiesta mostra ancora una volta come le organizzazioni mafiose possano operare lontano dai territori di origine e usare competenze societarie e finanziarie. Su Oiusho abbiamo ricostruito anche il caso del gruppo dei Casalesi radicato a Eraclea, concluso con l’esecuzione di una condanna definitiva: una fase giudiziaria diversa da quella appena aperta a Milano.
Il dipendente dell’Ufficio Gip finito ai domiciliari
Tra i destinatari delle misure c’è anche un autista dell’Ufficio Gip di Milano che si occupava di beni sotto sequestro. Nell’inchiesta resa nota il 21 ottobre è accusato di accesso abusivo a un sistema informatico ed è stato posto agli arresti domiciliari.
Il dipendente era già coinvolto in un diverso filone investigativo. Questo precedente va tenuto separato dalle nuove contestazioni: il suo inserimento nell’operazione odierna riguarda l’accesso informatico che la Procura ritiene collegato alla rete sotto indagine. Tra le persone coinvolte figura anche un avvocato milanese.
Che cosa succede dopo arresti e sequestri
Le misure cautelari servono a prevenire rischi individuati dal giudice durante le indagini; il sequestro congela temporaneamente i beni ritenuti collegati ai reati contestati. Entrambi i provvedimenti possono essere impugnati e non anticipano l’esito del processo.
Gli accertamenti dovranno ora ricostruire la provenienza delle somme, i passaggi tra società e portafogli digitali e il ruolo attribuito a ciascun indagato. Sarà inoltre necessario distinguere il denaro movimentato, le operazioni considerate fittizie e i beni effettivamente sequestrati. Fino a una sentenza definitiva vale per tutti la presunzione di non colpevolezza.
Per seguire gli sviluppi verificati dell’indagine è disponibile la sezione Cronaca di Oiusho.




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