Fedez critica Marracash sulle proteste a Milano e lancia una stoccata agli artisti ricchi. Le risposte di Nayt e Marracash, e cosa hanno davvero detto.
In questa storia
- Fedez contro Marracash: cosa ha scritto sulle proteste a Milano
- La frase sugli «artisti ricchi» e il richiamo al proprio passato
- La risposta di Nayt: il dissenso arriva nei commenti
- Marracash chiarisce: non ho incitato alla violenza
- Anche Ghali interviene: distinguere proteste e vandalismi
- Perché lo scontro tra Fedez e Marracash va oltre il gossip musicale
Fedez entra nello scontro sulle proteste di Milano e prende di mira il rapporto fra rap, ricchezza e impegno sociale. In un lungo intervento condiviso il 20 ottobre 2026 attraverso i profili Instagram collegati a Pulp Podcast, il rapper contesta il messaggio lanciato nei giorni precedenti da Marracash e da altri artisti. Il passaggio più duro è un avvertimento rivolto ai ragazzi: «Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi».
Il confronto non si è fermato al messaggio iniziale. Nayt ha replicato direttamente nei commenti a Fedez, accusandolo di ridurre tutto al calcolo e alla ricerca di visibilità; Marracash è tornato sull’argomento con un secondo intervento, negando di avere incitato alla violenza e rivendicando il diritto di parlare di disuguaglianze nonostante il proprio successo economico. Il risultato è una discussione che va ben oltre una normale rivalità fra cantanti.
Fedez contro Marracash: cosa ha scritto sulle proteste a Milano
La critica di Federico Lucia parte da un ragionamento sul percorso di chi arriva al successo attraverso la musica. Fedez riconosce di conoscere sia la frustrazione di vivere in periferia con poche possibilità economiche sia la gratificazione di riuscire, dopo anni, a permettersi oggetti e simboli di prestigio. Il punto, sostiene, è che gli artisti che mostrano sui social vestiti costosi, orologi, viaggi e sfilate contribuiscono essi stessi a diffondere quell’immagine del successo che poi può diventare bersaglio della protesta.
Il rapper richiama quindi le immagini dei danneggiamenti avvenuti durante i disordini milanesi e contesta, senza nominarlo direttamente in ogni passaggio, chi sembra giustificare le vetrine infrante ma partecipa contemporaneamente agli eventi mondani dell’élite cittadina. Per rendere il concetto cita anche la presenza di un artista alla prima della Scala accanto al sindaco Beppe Sala. È un’accusa di incoerenza formulata da Fedez, non la prova che Marracash abbia invitato qualcuno a compiere saccheggi.
In questo ragionamento, la vetrina di un negozio è insieme un simbolo del lusso, un luogo di consumo e il confine tra la vita mostrata dalle star e quella di chi guarda dall’esterno. Per Fedez, i musicisti più famosi non possono presentarsi come completamente estranei al sistema che li ha resi ricchi e visibili.
La frase sugli «artisti ricchi» e il richiamo al proprio passato
Il messaggio contiene anche un elemento di autocritica: Fedez ammette di aver esibito a sua volta la propria ricchezza e di aver partecipato a quell’immaginario. Non si presenta dunque come un osservatore esterno alla scena rap, ma come qualcuno che ne conosce le contraddizioni dall’interno.
Il passaggio che ha attirato maggiormente l’attenzione è l’invito a non identificare automaticamente il cantante di successo con chi manifesta in strada. Fedez arriva a mettere in discussione l’idea di un fronte comune tra star e giovani arrabbiati, e sostiene che i manifestanti non debbano essere usati per consolidare consenso o pubblico online.
La posizione ha provocato una reazione immediata perché tocca una domanda molto concreta: un artista che ha raggiunto il benessere può ancora rappresentare le difficoltà delle persone da cui proviene? Per Fedez la risposta dipende anche dalla coerenza tra ciò che si denuncia e ciò che si promuove quotidianamente.
La risposta di Nayt: il dissenso arriva nei commenti
A contestare apertamente questa lettura è stato Nayt, intervenuto sotto il post. Il rapper giudica troppo pessimistica l’idea che ogni presa di posizione pubblica sia motivata dalla convenienza o dalla volontà di ampliare la propria audience.
Nayt osserva che il successo non rende necessariamente insincero il tentativo di avvicinarsi a chi protesta. A suo giudizio, riconoscere le proprie contraddizioni e provare comunque a sostenere una causa può essere più utile che rinunciare a esporsi per paura di apparire incoerenti. Il confronto tra i due, quindi, non riguarda soltanto i fatti di Milano, ma due modi diversi di intendere la responsabilità di chi dispone di una grande platea.
Marracash chiarisce: non ho incitato alla violenza
Il caso ha avuto origine dalle dichiarazioni pubblicate da Marracash il 19 ottobre. L’artista, cresciuto nel quartiere Barona di Milano, aveva descritto le disuguaglianze sociali come una delle battaglie centrali della propria carriera e aveva scritto: «Con le buone non cambi le cose». Il messaggio aveva acceso il dibattito sul confine tra comprensione della rabbia e giustificazione dei danneggiamenti. Oiusho ha ricostruito nel dettaglio il primo intervento di Marracash sulle proteste milanesi.
Il 20 ottobre, in un nuovo post rivolto alle critiche ricevute, Marracash ha precisato di non aver mai inneggiato alla violenza. Ha distinto la condanna dei gesti violenti dalla necessità, a suo giudizio, di chiedersi perché una parte dei più giovani arrivi a esprimere una simile rabbia. La sua posizione è che il disagio non scompaia limitandosi a condannarne le manifestazioni più estreme.
Sul tema della ricchezza, Marracash respinge l’idea secondo cui il successo economico toglierebbe legittimità a una posizione sociale. Racconta di aver costruito il proprio percorso dopo anni difficili e sostiene che aver guadagnato molto non cancelli il contesto da cui proviene. Il secondo post risponde al dibattito e alle numerose critiche ricevute: non va trasformato automaticamente in una replica personale a ogni singola frase pronunciata da Fedez.
Anche Ghali interviene: distinguere proteste e vandalismi
Nella discussione è intervenuto anche Ghali, che ha invitato a concentrare l’attenzione su chi protesta in modo pacifico. È una distinzione importante in una vicenda in cui episodi di danneggiamento e manifestazioni con finalità differenti rischiano di essere raccontati come se fossero un unico comportamento.
Le posizioni dei rapper non coincidono: Fedez mette al centro le contraddizioni degli artisti e il rischio di strumentalizzazione; Nayt difende la possibilità di solidarietà anche da parte di chi è famoso; Marracash rivendica attenzione alle cause del malessere e nega di aver sostenuto i gesti violenti; Ghali chiede di non oscurare chi manifesta pacificamente.
Perché lo scontro tra Fedez e Marracash va oltre il gossip musicale
Una lite pubblica tra artisti noti genera inevitabilmente curiosità, ma qui il tema non è un brano, un concerto o una vecchia rivalità. Il confronto tocca il ruolo dei rapper nel dibattito pubblico, l’influenza dei social e le difficoltà di parlare di differenze economiche quando si è diventati protagonisti dell’industria del lusso.
Le parole diffuse sono documentate; più delicato è attribuire agli artisti intenzioni che non hanno dichiarato. Marracash non ha scritto di voler organizzare violenze, mentre Fedez ha espresso una critica severa alla coerenza di chi sostiene le proteste. Anche per questo la distinzione fra manifestazioni pacifiche, disordini e commenti degli artisti rimane essenziale per comprendere il caso.
Fonti: DIRE, 20-21 ottobre 2026; Billboard Italia, intervento di Fedez; Billboard Italia, chiarimento di Marracash. Aggiornamento: 21 ottobre 2026. Fotografia: Fedez in concerto nel 2016, Davide Di Ninno / Wikimedia Commons, CC BY 2.0 (foto d’archivio, non relativa agli eventi di Milano).




1 commento
Pingback: Enrico Ruggeri contro Marracash: biglietti da 120 euro