Una bambina di dieci anni ha affidato ad alcuni messaggi su WhatsApp il racconto delle presunte violenze subite all’interno di un centro estivo del Pigneto, a Roma. Le sue parole, inviate alla madre dopo essere tornata a casa, hanno dato avvio agli accertamenti che hanno portato all’arresto di un uomo di 71 anni.
L’indagato, conosciuto negli ambienti delle arti marziali come maestro di judo, lavorava come addetto alla segreteria e alle iscrizioni della struttura. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.
L’accusa contestata è quella di violenza sessuale aggravata. Le responsabilità dell’uomo, tuttavia, dovranno essere accertate nel corso del procedimento e non possono essere considerate definitivamente provate sulla sola base del provvedimento cautelare.
Roma, il racconto della bambina alla mamma su WhatsApp
Gli episodi contestati sarebbero avvenuti tra il 20 e il 30 luglio 2026, all’interno di un centro estivo organizzato in un istituto scolastico del quartiere Pigneto. La bambina, nata nel 2016, frequentava le attività della struttura durante le vacanze estive.
Il 30 luglio, quando la madre è andata a riprenderla, la minore sarebbe apparsa particolarmente turbata. Una volta rientrata a casa avrebbe scelto di raccontare attraverso WhatsApp ciò che, secondo la sua testimonianza, era accaduto nel centro.
Nei messaggi avrebbe riferito di essere stata avvicinata e toccata più volte dall’uomo. Il contenuto completo delle comunicazioni riguarda una minore e non è necessario riprodurlo nei dettagli per comprendere la gravità delle contestazioni.
La madre, dopo aver letto il racconto della figlia, ha immediatamente attivato il percorso necessario per segnalare l’accaduto e proteggere la bambina.
La confidenza all’educatrice e l’allontanamento del 71enne
La bambina non si sarebbe confidata soltanto con la madre. Secondo quanto ricostruito nel provvedimento cautelare, avrebbe raccontato quanto accaduto anche a una delle educatrici del centro estivo, servendosi inoltre di un biglietto scritto.
Durante il confronto con l’animatrice la minore sarebbe scoppiata a piangere. L’educatrice avrebbe quindi contattato la madre per verificare il racconto e informato la responsabile della struttura.
Dopo la segnalazione, il settantunenne sarebbe stato allontanato dalle attività del centro. La mattina seguente i genitori hanno accompagnato la figlia in ospedale, dove è stata affidata a personale specializzato.
Nel corso del colloquio protetto la bambina avrebbe confermato il proprio racconto, spiegando che non si sarebbe trattato di un unico episodio. Le dichiarazioni sono poi confluite nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma.
Chi è il 71enne arrestato al Pigneto
L’uomo arrestato aveva un incarico legato alla segreteria e alla gestione delle iscrizioni del centro estivo. Secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbe presentato agli occhi della bambina come una figura dotata di autorità all’interno della struttura.
Il settantunenne è inoltre conosciuto nel quartiere e negli ambienti sportivi romani per la propria attività di maestro di judo. Gli investigatori ritengono che avrebbe approfittato della posizione ricoperta e dell’affidamento della minore per avvicinarla quando si trovavano da soli.
Dalle informazioni emerse risulta che l’uomo fosse già stato denunciato in passato per un episodio analogo. Una precedente denuncia, tuttavia, non equivale automaticamente a una condanna e dovrà essere valutata esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti.
L’accusa di violenza sessuale aggravata
Il gip del Tribunale di Roma ha accolto la richiesta di applicazione della misura cautelare. Per l’indagato si sono quindi aperte le porte del carcere.
L’ipotesi di reato è violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, inferiore ai quattordici anni. Nell’impianto accusatorio vengono considerate anche la condizione di particolare vulnerabilità della bambina e la posizione ricoperta dall’uomo all’interno del centro.
Il provvedimento cautelare non rappresenta una sentenza definitiva. L’indagato avrà il diritto di difendersi e le accuse dovranno essere sottoposte alla verifica del giudice durante le successive fasi del procedimento.
Le indagini partite dalla denuncia della famiglia
Gli investigatori dovranno ora ricostruire con esattezza ciò che sarebbe avvenuto nei dieci giorni indicati nell’ordinanza. Saranno valutate le dichiarazioni della bambina, le testimonianze del personale della struttura e tutti gli eventuali elementi raccolti nel corso degli accertamenti.
Particolare attenzione sarà riservata alle modalità con le quali il settantunenne poteva muoversi all’interno del centro e ai momenti nei quali sarebbe rimasto solo con la minore.
Il racconto della bambina alla madre ha consentito agli adulti di intervenire rapidamente. In vicende tanto delicate è essenziale tutelare l’identità della vittima, evitare ogni elemento che possa renderla riconoscibile e lasciare che gli accertamenti si svolgano senza anticipare conclusioni giudiziarie.
