Non è stata una sostituzione vissuta con leggerezza, né un incarico che Myrta Merlino sentiva davvero cucito su di sé. A distanza di tempo, la giornalista ha ricostruito il passaggio da La7 a Mediaset e i due anni alla guida di Pomeriggio 5, spiegando quanto fosse difficile entrare in un programma identificato per quindici anni con Barbara D’Urso.
Nel podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli, pubblicato il 12 ottobre 2026, Merlino ha raccontato che la trattativa iniziale con Mediaset riguardava un progetto diverso: un appuntamento settimanale in prima serata. La proposta cambiò poco prima della chiusura dell’accordo, quando Pier Silvio Berlusconi le chiese di prendere il timone del pomeriggio di Canale 5.
Il dubbio prima di Pomeriggio 5
La prima reazione della conduttrice fu di prudenza. Merlino si considerava lontana dal linguaggio e dal pubblico costruiti dal programma nel corso degli anni. Nel colloquio con Gazzoli ha ricordato di avere vissuto «due giorni di panico» e di avere espresso chiaramente i propri dubbi. La rassicurazione ricevuta era che avrebbe potuto trasformare il format e renderlo più vicino alla propria cifra giornalistica.
Proprio qui si trova il nodo del suo racconto. Dopo dodici anni alla guida de L’Aria che tira, Merlino desiderava allontanarsi dal ritmo quotidiano e sperimentare un prodotto differente. Il passaggio a Pomeriggio 5, invece, la riportò dentro una macchina televisiva giornaliera, con tempi, argomenti e aspettative già molto definiti.
La giornalista non ha scaricato la responsabilità sulla redazione o sull’azienda. Ha piuttosto descritto l’incontro fra due identità televisive difficili da sovrapporre: da una parte il suo approccio all’attualità politica ed economica, dall’altra un contenitore popolare nel quale cronaca, costume e spettacolo convivono da sempre.
Il peso dell’eredità di Barbara D’Urso
Nel suo ragionamento torna inevitabilmente il nome di Barbara D’Urso. Merlino ha spiegato di conoscerla da prima e di averla sempre trovata simpatica, riconoscendo che l’uscita della collega da Mediaset era stata dolorosa. Non ha quindi presentato quel cambio di conduzione come una sfida personale tra due donne, ma come una decisione aziendale che l’ha collocata in una posizione molto esposta.
Il pubblico associava il marchio Pomeriggio 5 a un volto, a un tono e a un rapporto costruito nel tempo. Chi arrivava dopo avrebbe dovuto misurarsi non soltanto con gli ascolti, ma anche con un confronto continuo. Oiusho aveva già ricostruito il lungo e complesso addio di Barbara D’Urso a Mediaset, una vicenda che aiuta a capire il clima nel quale avvenne il passaggio di consegne.
Merlino ha raccontato di avere provato a mantenere il proprio stile senza ignorare le abitudini degli spettatori. La mediazione, però, si rivelò faticosa. Le priorità editoriali di una rete generalista e quelle che lei avrebbe voluto portare nel programma non sempre coincidevano. Il risultato, nella sua lettura, fu una trasmissione nella quale riuscire a riconoscersi pienamente diventava complicato.
Gli ascolti e la volontà di lasciare
La conduttrice non ha evitato il tema dei risultati. Ha ammesso che l’esperienza non produsse l’esito sperato e ha ricordato quanto il traino dei programmi precedenti sia importante nel pomeriggio di Canale 5. Ha però anche riconosciuto che i problemi furono diversi e che ridurre tutto a un solo dato sarebbe troppo semplice.
Il passaggio più netto riguarda il secondo anno. Merlino ha spiegato che avrebbe preferito fermarsi dopo la prima stagione, ma accettò di proseguire per senso di responsabilità verso il pubblico e l’azienda. È una confessione che cambia la prospettiva su quei mesi: dietro la conduzione regolare c’era già la consapevolezza di una distanza difficile da colmare.
La lezione che la giornalista porta con sé è essenziale: quando un progetto non corrisponde alla propria natura professionale, lasciarsi convincere può avere un prezzo. Non si tratta di rinnegare il lavoro svolto, ma di riconoscere che la televisione funziona anche attraverso la coerenza tra un volto, un format e le aspettative del pubblico.
Una nuova fase professionale
Il racconto al BSMT arriva mentre Merlino sta costruendo una fase diversa della propria carriera, meno legata alla corsa quotidiana e più vicina alle interviste, alla scrittura e ai progetti personali. Nel podcast ha parlato anche del rapporto con la madre, dei figli, dell’amore con Marco Tardelli e del modo in cui il giornalismo è cambiato.
Pomeriggio 5 resta comunque il passaggio più discusso, perché ha segnato l’incontro tra due mondi televisivi. Da un lato una giornalista cresciuta nell’approfondimento politico, dall’altro un programma popolare con una storia molto riconoscibile. Il tentativo di farli convivere è durato due stagioni, lasciando a Merlino una conclusione chiara: l’impegno non basta sempre a rendere naturale un ruolo.
Il retroscena non cancella il lavoro fatto, ma rende più leggibile ciò che il pubblico aveva percepito sullo schermo. Merlino ha provato a portare se stessa dentro un formato già fortemente definito. Oggi può raccontare quella tensione senza trasformarla in una resa dei conti, mentre il dibattito sul futuro della televisione generalista continua anche attraverso programmi come Ballando con le Stelle, tra cast, giuria e nuovi equilibri.
