«Io ho un curriculum che non ha nessuno, lo dico con un po’ di arroganza, in Europa». Luca Barbareschi non sceglie le mezze misure per raccontare il proprio percorso professionale. L’attore, regista e produttore è tra i protagonisti della nuova puntata di Ciao Maschio, il programma condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato 17 ottobre 2026. Nelle anticipazioni dell’intervista diffuse venerdì 16 ottobre, la sua rivendicazione sul lavoro è una delle frasi destinate a far discutere.
Il passaggio, però, non arriva isolato. Nel dialogo con la conduttrice Barbareschi alterna sicurezza e fragilità, parla dei successi che fatica a riconoscersi, delle polemiche con altri registi e dei rapporti personali. Ne emerge un ritratto meno lineare di quanto suggerisca la dichiarazione sul curriculum: quello di un professionista che rivendica risultati importanti ma ammette di avere spesso dubitato di sé.
Barbareschi a Ciao Maschio: perché rivendica un curriculum unico in Europa
La frase arriva quando Nunzia De Girolamo gli domanda con quali professionisti sceglierebbe oggi di lavorare come regista. Barbareschi allarga la risposta alla propria storia: non soltanto cinema e recitazione, ma attività imprenditoriali, teatro e televisione internazionale. Non è una graduatoria certificata delle carriere europee: è una valutazione personale dell’attore, che lui stesso accompagna con un riferimento alla propria arroganza.
Per sostenere questa convinzione, nell’intervista racconta di aver fondato e successivamente venduto un’azienda informatica quotata in Borsa. Ricorda anche il lavoro con giovani ingegneri che, secondo il suo racconto, hanno poi raggiunto incarichi importanti. Passa quindi al teatro, parlando dell’acquisto e del recupero di una struttura con risorse personali, e alla produzione televisiva negli Stati Uniti, dove afferma di aver accumulato 1.500 ore di produzione e 200 ore da conduttore.
Il punto della dichiarazione è chiaro: Barbareschi vuole essere giudicato su una carriera che considera molto più ampia della sola presenza davanti alla macchina da presa. Ed è proprio il tono scelto, così netto, a rendere la frase particolarmente riconoscibile nell’anticipazione della puntata.
Il contrasto con l’insicurezza: «Sono il re dell’autosabotaggio»
Accanto alla sicurezza esibita nel parlare del proprio curriculum, l’attore confessa un rapporto complicato con i riconoscimenti ricevuti. Racconta di essersi spesso svalutato e di aver pensato, davanti a un successo, di non meritarlo davvero. Quando De Girolamo introduce il tema della sindrome dell’impostore, Barbareschi si riconosce in quella descrizione.
È uno dei contrasti più interessanti dell’intervista: da una parte la necessità di difendere il valore di ciò che ha costruito, dall’altra la difficoltà di sentirsi all’altezza dei risultati. Una tensione che spiega meglio anche l’affermazione sul curriculum europeo, altrimenti facile da leggere soltanto come una provocazione.
Le parole su Gabriele Salvatores e il rapporto tra spettacolo e politica
Durante la conversazione si torna anche sulle tensioni con Gabriele Salvatores. De Girolamo richiama alcune critiche attribuite al regista, secondo cui Barbareschi avrebbe sfruttato persone e situazioni per fare carriera. L’attore respinge questa lettura e sostiene che Salvatores gli abbia successivamente chiesto scusa per quelle parole, che lo avevano ferito.
La discussione si allarga poi al rapporto tra il mondo dello spettacolo e la politica. Barbareschi sostiene che in Italia i rapporti con le istituzioni abbiano un peso significativo anche nella possibilità di realizzare progetti culturali. È un giudizio espresso dall’intervistato, non una descrizione neutrale del funzionamento di tutto il settore.
Il confronto restituisce una questione che va oltre la singola polemica personale: quanto contano i contatti, le opportunità e le reti professionali nella costruzione di una carriera artistica? Barbareschi affronta la domanda dal proprio punto di vista, difendendo le scelte compiute nel corso degli anni.
Sergio Rubini, Roman Polanski e il progetto che non si concretizzò
Un altro passaggio riguarda Sergio Rubini. Barbareschi ne riconosce apertamente il talento, poi racconta di averlo proposto per un progetto legato a Roman Polanski. Secondo la sua ricostruzione, erano stati preparati anche dei bozzetti per il personaggio, ma la partecipazione di Rubini non si concretizzò.
È importante distinguere i livelli del racconto: si tratta della versione offerta da Barbareschi durante l’intervista, non di una conferma diretta da parte di Rubini o Polanski. Il ricordo si inserisce comunque in una conversazione che attraversa amicizie professionali, incomprensioni e occasioni di lavoro.
Lucrezia Lante della Rovere e il ricordo di Walter Chiari
Nel programma c’è spazio anche per la vita privata. Barbareschi torna sulla relazione con Lucrezia Lante della Rovere, ricordando l’affetto che continua a provare per lei e precisando che fu l’attrice a mettere fine al loro rapporto. È un momento più intimo, lontano dai toni accesi della discussione sulla carriera.
Un videomessaggio di Simone Annichiarico introduce invece il ricordo di Walter Chiari, figura che Barbareschi descrive come fondamentale nella propria formazione e nel proprio immaginario artistico. La memoria dell’attore diventa così un altro modo per raccontare le ragioni di una scelta professionale maturata nel tempo.
Quando va in onda Ciao Maschio con Luca Barbareschi
L’intervista è annunciata per sabato 17 ottobre 2026, nel pomeriggio di Rai 1, all’interno di Ciao Maschio con Nunzia De Girolamo. Le dichiarazioni qui riportate provengono dalle anticipazioni diffuse il 16 ottobre: al momento della pubblicazione la puntata non è ancora andata in onda. Per rivedere le puntate e controllare la programmazione è possibile consultare RaiPlay.
Su Oiusho abbiamo già raccontato altre dichiarazioni dell’attore sulla propria vita privata: il precedente racconto di Barbareschi sulle relazioni e sulla solitudine e le confessioni sulla sua vita sentimentale. Questa volta il centro dell’intervista è soprattutto il modo in cui guarda alla propria carriera: una rivendicazione molto forte, accompagnata dall’ammissione delle sue fragilità.

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