Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni trovata senza vita il 9 febbraio 2026 a Bordighera, in provincia di Imperia. Dopo il racconto drammatico delle sorelline, le foto trovate nel cellulare e le ricostruzioni degli investigatori, ora al centro dell’attenzione finiscono anche alcuni messaggi che la madre della bambina, Manuela Aiello, avrebbe scritto alla madre del compagno, Emanuel Iannuzzi.
Secondo quanto riportato dalle carte dell’inchiesta citate dalla stampa, la donna avrebbe cercato di difendere il compagno anche dopo un episodio di violenza avvenuto settimane prima della morte della figlia. Una frase in particolare ha colpito gli investigatori e l’opinione pubblica: “Per tuo figlio mi metterei sotto un treno”. Parole che, secondo la ricostruzione, sarebbero state rivolte alla madre di Emanuel Iannuzzi in un messaggio inviato dopo una serata familiare segnata da tensioni e violenze.
La vicenda resta nella fase delle indagini e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie. Ma il quadro che emerge dagli atti, secondo le fonti investigative riportate dai media, è sempre più pesante: una bambina piccolissima, due sorelline costrette ad assistere a scene drammatiche e due adulti accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore.
Beatrice morta a Bordighera, il nuovo dettaglio dei messaggi alla suocera
Il nuovo elemento riguarda un messaggio che Manuela Aiello avrebbe inviato alla madre di Emanuel Iannuzzi. Secondo quanto riportato, la donna avrebbe chiesto scusa e avrebbe espresso il proprio attaccamento al compagno, usando parole molto forti per spiegare di non volerlo “rovinare”.
Il messaggio, secondo la ricostruzione, sarebbe stato scritto la sera del 18 gennaio 2026, circa tre settimane prima della morte di Beatrice. Il giorno precedente, sempre secondo gli atti citati, sarebbe accaduto qualcosa di preoccupante durante una serata in famiglia. In quella circostanza, l’uomo avrebbe avuto un comportamento violento e la bambina sarebbe stata colpita.
È proprio questo passaggio a rendere la vicenda ancora più inquietante. Per gli inquirenti, infatti, quei messaggi potrebbero contribuire a ricostruire non solo il clima familiare, ma anche la consapevolezza della madre rispetto alla violenza che si sarebbe consumata attorno alla figlia.
La frase che pesa: “Per tuo figlio mi metterei sotto un treno”
Tra le parole attribuite a Manuela Aiello, quella che più ha colpito è la dichiarazione rivolta alla madre di Emanuel Iannuzzi: “Per tuo figlio mi metterei sotto un treno”. Una frase che, letta alla luce delle accuse e della morte della piccola, assume un peso enorme.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti citata dalla stampa, la donna avrebbe mostrato una preoccupazione particolare per il rapporto con il compagno e per le conseguenze che la situazione avrebbe potuto avere su di lui. Una preoccupazione che, secondo l’accusa, si inserirebbe in un contesto in cui la bambina non sarebbe stata protetta da chi avrebbe dovuto difenderla.
Non si tratta solo di un dettaglio privato o sentimentale. Per chi indaga, quei messaggi possono aiutare a capire la dinamica dei rapporti tra gli adulti, il ruolo della madre e il modo in cui sarebbero stati gestiti gli episodi di violenza precedenti alla tragedia.
Le accuse contro Manuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi
Manuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi sono accusati, in concorso, di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice. La madre era già detenuta dopo la morte della figlia, mentre il compagno è stato arrestato nelle scorse ore dopo nuovi elementi emersi dalle indagini.
Secondo quanto riportato da RaiNews, la contestazione nei confronti della donna sarebbe stata modificata rispetto alla prima ipotesi di omicidio preterintenzionale. Il procuratore di Imperia, Alberto Lari, ha spiegato che il reato di maltrattamenti aggravati, nelle circostanze contestate, può prevedere una pena più alta rispetto all’omicidio preterintenzionale.
Il quadro accusatorio ruota attorno a una presunta escalation di violenze, non a un singolo episodio isolato. Gli investigatori stanno ricostruendo settimane di maltrattamenti, umiliazioni e condotte che avrebbero portato alla morte della bambina.
Il racconto delle sorelline e le ultime ore di Beatrice
Uno degli elementi più drammatici dell’inchiesta resta il racconto delle sorelline di Beatrice, di 7 e 9 anni. Le bambine hanno fornito agli investigatori una versione molto diversa rispetto alle prime ricostruzioni date dagli adulti.
Secondo quanto riportato da Sky Tg24, una delle sorelle avrebbe descritto le condizioni gravissime della piccola già nelle ore precedenti alla morte: corpo violaceo, labbra viola, vomito, urla e perdita di sangue dal naso. La bambina avrebbe raccontato anche di aver visto la sorellina con la testa ciondolante e il corpo privo di reazioni.
Le parole delle sorelline sono considerate centrali perché permettono di ricostruire ciò che sarebbe accaduto nella casa di Perinaldo, dove viveva il compagno della madre, e nelle ore successive. Secondo l’ipotesi investigativa riportata da RaiNews, la piccola sarebbe stata portata a casa della madre quando era già morta, e la chiamata al 118 sarebbe avvenuta solo dopo.
Foto, video e chat nel cellulare
Oltre alle testimonianze delle sorelline, l’inchiesta si basa anche su materiale digitale. Nel cellulare di Emanuel Iannuzzi, secondo quanto riportato da RaiNews e ANSA, sarebbero state trovate immagini della bambina con il volto tumefatto e lividi evidenti, oltre a un video in cui la piccola sarebbe stata costretta a fumare una sigaretta mentre gli adulti ridevano.
Le chat avrebbero avuto un ruolo decisivo nell’aggravare il quadro accusatorio. Secondo il procuratore di Imperia, nel telefono sequestrato sarebbero stati trovati messaggi in cui venivano descritti i maltrattamenti. A questi elementi si aggiungono le dichiarazioni delle due sorelline e le immagini delle telecamere di videosorveglianza cittadine.
Per gli inquirenti, proprio il confronto tra testimonianze, chat, immagini e spostamenti avrebbe fatto emergere contraddizioni importanti rispetto alla versione iniziale fornita dagli adulti.
La versione iniziale e l’ipotesi del depistaggio
Dopo la morte della bambina, la versione iniziale avrebbe parlato di una caduta dalle scale. Ma gli investigatori, già nelle prime fasi, avrebbero trovato elementi incompatibili con un semplice incidente domestico. Lividi, lesioni, tracce biologiche e incongruenze nei racconti hanno portato la Procura ad approfondire la vicenda.
Secondo quanto riportato da RaiNews, il procuratore avrebbe parlato di una vera e propria messa in scena concordata per depistare le indagini. L’ipotesi accusatoria è che la bambina fosse già morta quando vennero attivati i soccorsi e che la ricostruzione fornita inizialmente non corrispondesse alla realtà dei fatti.
È uno dei punti più gravi dell’intera vicenda: non solo le presunte violenze, ma anche ciò che sarebbe accaduto dopo, quando la bambina non poteva più essere salvata e gli adulti avrebbero tentato di costruire una versione alternativa.
Il ruolo delle due sorelline: bambine costrette a diventare adulte
Nelle carte dell’inchiesta emerge anche la condizione delle due sorelline di Beatrice. Secondo quanto riportato da RaiNews, gli assistenti sociali le avrebbero descritte come bambine “adultizzate”: troppo piccole per il peso che portavano, ma già costrette ad accudire, osservare, ricordare e raccontare.
Le due bambine avrebbero assistito a momenti drammatici e avrebbero cercato, secondo le ricostruzioni, di capire cosa stesse accadendo alla sorellina. Il loro racconto è oggi uno degli elementi più dolorosi e importanti dell’inchiesta.
Proprio per il trattamento riservato anche alle altre due figlie, gli inquirenti non escludono ulteriori contestazioni. La posizione della madre potrebbe quindi essere valutata anche alla luce della condizione complessiva delle bambine sopravvissute.
Il dolore di una vicenda che scuote l’Italia
La morte di Beatrice ha scosso profondamente Bordighera, la provincia di Imperia e l’intero Paese. Ogni nuovo dettaglio emerso dall’inchiesta aggiunge un elemento a una storia già difficilissima da leggere: una bambina di due anni, presunti maltrattamenti ripetuti, adulti accusati di non averla protetta e sorelline costrette a diventare testimoni di un dolore immenso.
Le indagini dovranno chiarire fino in fondo cosa sia accaduto, chi abbia fatto cosa, chi sapesse e chi avrebbe potuto impedire la tragedia. Ma già ora il caso pone domande pesanti sulla protezione dei minori, sulla capacità di intercettare segnali di violenza domestica e sul silenzio che troppo spesso circonda le situazioni familiari più fragili.
Conclusione
I nuovi messaggi attribuiti a Manuela Aiello alla madre di Emanuel Iannuzzi aggiungono un ulteriore tassello all’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice. La frase sul compagno, la preoccupazione per lui e il contesto in cui sarebbero avvenute le violenze precedenti alla tragedia sono ora elementi al vaglio degli investigatori.
La bambina è morta a soli due anni. Gli indagati sono accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte, mentre le sorelline hanno fornito un racconto considerato fondamentale per ricostruire le ultime ore di vita della piccola. Spetterà alla magistratura accertare tutte le responsabilità. Intanto, resta il dolore per una vicenda che racconta l’orrore più difficile da accettare: una bambina che, secondo l’accusa, non è stata protetta proprio da chi avrebbe dovuto salvarla.
