Ancona sarà la Capitale italiana della Cultura 2028. L’annuncio è arrivato il 18 marzo 2026 durante la proclamazione ufficiale del Ministero della Cultura, con il capoluogo marchigiano che ha convinto la commissione grazie a un dossier giudicato eccellente e approvato all’unanimità. La notizia ha immediatamente acceso l’attenzione non solo nelle Marche, ma in tutta Italia, perché il riconoscimento rappresenta uno dei titoli culturali più importanti per una città italiana e porta con sé visibilità, investimenti e una grande occasione di rilancio. Secondo le motivazioni rese note, Ancona ha presentato un modello di valorizzazione culturale definito solido e coerente, capace di unire identità locale e apertura internazionale, con un programma di interventi ampio e pensato per coinvolgere pubblici diversi.
Il risultato non arriva per caso. Negli ultimi anni il tema della rigenerazione urbana, della valorizzazione del patrimonio e del rapporto tra cultura e sviluppo territoriale è diventato centrale per moltissime città. Ancona, in questa corsa, è riuscita a presentarsi come una realtà capace di andare oltre il semplice evento simbolico. Il progetto che ha portato alla vittoria non si limita infatti a un calendario di appuntamenti, ma punta a lasciare un’eredità concreta sul territorio, con investimenti strutturali e una visione di lungo periodo.
Perché Ancona è stata scelta
La commissione di valutazione ha parlato chiaramente di un dossier “eccellente”, sottolineando la qualità del percorso costruito dalla città. A colpire è stata soprattutto la capacità del progetto di mettere insieme dimensione culturale, inclusione, infrastrutture e apertura verso il futuro. Non solo una celebrazione della storia cittadina, dunque, ma una strategia complessiva in cui la cultura viene usata come leva di trasformazione urbana e sociale.
Il titolo del dossier presentato da Ancona è “Ancona. Questo adesso”, una formula che richiama le parole del poeta Francesco Scarabicchi e che comunica subito una volontà precisa: partire dall’identità della città, dal suo presente e dalla sua energia per costruire una nuova immagine culturale e turistica. Il progetto, secondo quanto emerso, è stato organizzato in quattro macroaree, ognuna con una propria funzione simbolica e operativa.
Un milione dal Ministero e un piano molto più ampio
Con il riconoscimento di Capitale italiana della Cultura 2028, Ancona otterrà un contributo di un milione di euro. Ma il dato che colpisce di più è un altro: il Comune ha già pianificato un investimento complessivo di 50 milioni di euro in infrastrutture e attività legate al progetto, mentre per l’anno delle celebrazioni sono previsti 7 milioni. È un passaggio decisivo, perché mostra come la candidatura sia stata pensata non come una vetrina temporanea, ma come un acceleratore di sviluppo destinato a produrre effetti anche oltre il 2028.
Questa impostazione è stata uno degli elementi che hanno rafforzato il peso della proposta marchigiana. In un periodo in cui molte città italiane cercano strumenti per attrarre turismo di qualità, nuovi investimenti e attenzione nazionale, Ancona ha scelto di legare il titolo a una progettualità duratura, capace di incidere sul tessuto urbano, culturale e sociale.
Le quattro anime del progetto “Ancona. Questo adesso”
Il cuore del dossier vincente è rappresentato da quattro grandi aree progettuali. Ognuna è stata associata a una figura simbolica, quasi un “nume tutelare”, capace di rappresentare un aspetto dell’identità cittadina. Questa struttura ha permesso di trasformare la candidatura in una narrazione riconoscibile e coerente, in cui mare, storia, paesaggio e innovazione convivono all’interno di un unico disegno culturale.
Questo mare
La prima macroarea è “Questo mare”, associata a Luigi Vanvitelli. Qui il porto viene ripensato non solo come luogo logistico e commerciale, ma anche come spazio culturale, sociale e artistico. È una scelta molto forte, perché per Ancona il mare non è semplicemente un elemento geografico: è parte della sua identità più profonda. La città vuole trasformare questo legame in un motore di eventi, relazioni e nuove opportunità.
Via Maestra
La seconda area, “Via Maestra”, ha come figura di riferimento Ciriaco Pizzecolli, considerato il padre dell’archeologia moderna. Il progetto punta a costruire un vero e proprio filo narrativo della città, capace di orientare cittadini e visitatori, collegando musei, luoghi culturali, mostre, convegni ed eventi. L’idea è far percepire Ancona non come un insieme di singoli punti di interesse, ma come una rete culturale condivisa e leggibile.
Adesso parco
La terza area è “Adesso parco”, guidata simbolicamente dall’eroina Stamira. Qui il focus si sposta sul Parco del Cardeto e sul Parco del Conero, due luoghi chiave per il paesaggio e l’identità ambientale del territorio. Anche questa è una scelta significativa, perché inserisce la natura e il rapporto tra città e paesaggio dentro il progetto culturale, superando la vecchia idea che cultura significhi soltanto musei o monumenti.
Mare culturale
L’ultima area, “Mare culturale”, è associata al tenore Franco Corelli e mette al centro creatività digitale, nuovi linguaggi, partecipazione e spazi per le giovani generazioni. È il segmento che guarda più apertamente al futuro e che prova a rendere la città attrattiva anche per i più giovani, non solo come luogo da visitare ma come spazio da vivere, sperimentare e immaginare.
Il valore simbolico della vittoria
Essere Capitale italiana della Cultura significa entrare per un anno al centro della scena nazionale, con un programma che attira attenzione mediatica, turismo e nuove collaborazioni. Ma, come dimostra il caso di Ancona, il titolo ha un valore ancora più forte quando viene usato per ridefinire il posizionamento della città. Il capoluogo marchigiano spesso è stato percepito soprattutto come città portuale e snodo commerciale. Con questa vittoria, invece, prova a presentarsi in modo diverso: come luogo in cui il patrimonio urbano, il paesaggio, la cultura contemporanea e la memoria storica possono fondersi in una proposta moderna.
La stessa commissione ha premiato l’equilibrio tra radici identitarie e apertura internazionale. È un punto chiave, perché nel turismo culturale di oggi non basta più raccontare il passato. Serve trasformare la propria identità in esperienza, linguaggio, evento, partecipazione. Ancona sembra aver costruito proprio su questo la sua credibilità.
Il sostegno del mondo culturale
Tra le personalità coinvolte nel progetto figura anche Dante Ferretti, scenografo tre volte premio Oscar. Il suo sostegno aggiunge prestigio alla candidatura e contribuisce a rafforzare l’idea di Ancona come luogo capace di dialogare con un immaginario culturale ampio, non limitato ai confini locali. Ferretti ha parlato della città come di una realtà legata al mare, alla storia e alla luce, sottolineandone il potenziale creativo e la possibilità di trasformare il patrimonio adriatico in una narrazione cinematografica universale.
Parole che si inseriscono perfettamente nella strategia di promozione culturale e turistica della città. Quando un territorio riesce a costruire una narrazione forte attorno ai propri elementi distintivi, aumenta la sua capacità di emergere anche in un mercato turistico molto competitivo. Ancona, grazie a questo titolo, potrà adesso farlo con una visibilità molto più ampia.
Le parole del Ministero
Durante la cerimonia di proclamazione, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito questo momento come uno degli atti più qualificanti dell’azione quotidiana del ministero, sottolineando l’importanza di rafforzare il rapporto tra centro e territori. Un passaggio che racconta bene anche il senso più ampio dell’iniziativa: la cultura non deve restare confinata nei grandi poli storicamente più forti, ma può diventare una leva di crescita diffusa, capace di valorizzare realtà con un’identità precisa e con progetti credibili.
Anche la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha rivolto i complimenti alle altre città finaliste, evidenziando il livello elevato dei progetti in gara. Questo dettaglio fa capire come la competizione sia stata importante e quanto il risultato finale abbia un peso specifico notevole per Ancona.
Cosa può cambiare davvero per la città
Il riconoscimento potrà incidere su più piani. Da un lato c’è l’aspetto economico e turistico: più eventi, più attenzione mediatica, più flussi di visitatori e maggiori opportunità per il comparto dell’accoglienza, della ristorazione e dei servizi. Dall’altro lato c’è la dimensione interna, forse ancora più importante: la possibilità di rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini e di riattivare spazi, energie e progettualità spesso rimaste ai margini.
Il dossier di Ancona insiste molto proprio sull’idea di una cultura diffusa, capace di includere pubblici ampi e diversificati. Questo significa che il 2028 potrebbe non essere soltanto una vetrina per i turisti, ma anche un banco di prova per una nuova cittadinanza culturale. In altre parole, la vittoria sarà davvero piena solo se il progetto riuscirà a lasciare una traccia concreta nella vita quotidiana della città.
Un’occasione enorme per le Marche
La proclamazione di Ancona avrà inevitabilmente effetti che andranno oltre i confini comunali. Tutto il territorio marchigiano potrà beneficiare della visibilità generata dal titolo, soprattutto se il 2028 verrà costruito con una logica di rete capace di coinvolgere borghi, itinerari, eventi diffusi e realtà culturali dell’intera regione. In questa prospettiva, la vittoria del capoluogo può diventare un volano per le Marche nel loro complesso, rafforzando l’attrattività di una regione che spesso resta meno esposta mediaticamente rispetto ad altre destinazioni italiane.
Per il turismo, per l’immagine del territorio e per la promozione del patrimonio culturale marchigiano, questa può davvero diventare una svolta. Molto dipenderà dalla capacità di trasformare il titolo in una narrazione costante, credibile e ben organizzata, senza disperdere il vantaggio ottenuto con la proclamazione.
Conclusione
Ancona Capitale italiana della Cultura 2028 non è soltanto una bella notizia istituzionale. È il segnale di una città che ha scelto di investire su se stessa, sulla propria identità e sul proprio futuro. Il giudizio della commissione, il contributo ministeriale, il piano da 50 milioni e la struttura del dossier raccontano un progetto ambizioso, pensato per durare oltre l’anno celebrativo. Adesso però arriva la fase più delicata: trasformare la vittoria in risultati concreti, eventi di qualità, rigenerazione urbana e nuova centralità culturale.
Per Ancona si apre una partita decisiva. E per le Marche può essere l’inizio di una vetrina nazionale destinata a lasciare il segno.
Punti chiave
- Ancona sarà la Capitale italiana della Cultura 2028, con un dossier eccellente che ha convinto la commissione.
- Il progetto mira a creare un’eredità duratura, non solo eventi temporanei, con un investimento complessivo di 50 milioni di euro.
- Il dossier ‘Ancona. Questo adesso’ presenta quattro macroaree che riflettono l’identità della città e l’apertura verso il futuro.
- Il riconoscimento porterà maggiore visibilità, investimenti e opportunità turistiche, ma dovrà anche rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini.
- La vittoria di Ancona avrà effetti positivi su tutta la regione Marche, valorizzando il patrimonio culturale e turistico.
