L’impianto è sotto sequestro, i sigilli dei Carabinieri e della Guardia Costiera bloccano l’accesso all’intera area. Mentre una famiglia milanese affronta un dolore inimmaginabile, la Procura ha già avviato l’acquisizione di ogni singolo documento relativo alla piscina situata sul lungomare Descalzo di Sestri Levante. La domanda a cui gli inquirenti devono rispondere adesso è chiara e non ammette sconti: come può un banale tuffo estivo trasformarsi in una trappola letale? Non c’è stato alcun miracolo nel reparto di rianimazione pediatrica del Gaslini di Genova: la bambina di 11 anni, rimasta incastrata nel bocchettone di aspirazione, è morta dopo ore di agonia a causa dei danni irreversibili provocati dall’anossia.
La dinamica: l’effetto ventosa e i capelli incastrati
Tutto si è consumato in una frazione di secondo, sotto gli occhi dei presenti. La ragazzina si trovava nella vasca interna dello stabilimento balneare, un’area caratterizzata da acqua bassa e solitamente considerata a prova di bambino. Per ragioni che la perizia tecnica disposta dai magistrati dovrà chiarire al millimetro, i suoi capelli sono stati letteralmente inghiottiti dalla bocchetta di aspirazione. La potenza del risucchio ha generato un micidiale “effetto ventosa” che l’ha trascinata sotto il livello dell’acqua, ancorandola saldamente al fondo della vasca.
I primi ad accorgersi che la piccola non stava giocando ma era impossibilitata a riemergere sono stati alcuni bagnanti e i familiari. Si sono gettati in acqua nel tentativo di tirarla fuori a forza di braccia, ma la pressione esercitata dalla pompa in funzione rendeva il corpo inamovibile, annullando completamente ogni sforzo fisico e trasformando i soccorsi iniziali in una scena di puro terrore.
I soccorsi disperati e la corsa in elisoccorso
Quando il personale medico del 118 e i Vigili del Fuoco sono riusciti a estrarre la bambina dall’acqua spegnendo l’impianto, la situazione clinica era già precipitata oltre il limite critico. La piccola era in arresto cardiaco. A bordo vasca sono iniziate immediatamente le serrate manovre di rianimazione cardiopolmonare, andate avanti per decine di interminabili minuti prima di riuscire a stabilizzare minimamente i parametri vitali.
A quel punto è scattato il protocollo di massima emergenza. Un elicottero dei soccorsi, decollato dalla vicina piazzola di Riva Trigoso, l’ha caricata a bordo per un volo disperato verso Genova. L’arrivo al Gaslini ha tenuto un’intera regione col fiato sospeso, ma la permanenza prolungata in assenza di ossigeno aveva già compromesso irrimediabilmente le funzioni cerebrali. La bambina si è spenta senza mai riaprire gli occhi.
Il nodo delle indagini: griglie, manutenzione e sicurezza
Il lutto lascia ora inevitabilmente spazio a un’inchiesta che si preannuncia complessa. Il fascicolo aperto dalla Procura, per ora contro ignoti, ipotizza il reato di omicidio colposo. Sotto la lente della magistratura finiscono diversi elementi cruciali: i registri di manutenzione periodica dell’impianto, la presenza e il corretto funzionamento dei sistemi di blocco automatico di emergenza delle pompe (che dovrebbero disattivarsi in caso di ostruzione anomala) e la conformità delle griglie protettive alle vigenti normative UNI EN di sicurezza.
Gli investigatori stanno anche raccogliendo le testimonianze di bagnini e avventori per ricostruire le tempistiche esatte dei soccorsi e verificare l’applicazione dei regolamenti interni della struttura, compreso l’eventuale obbligo di indossare la cuffia. Un dettaglio che, unito all’efficienza dei sistemi anti-intrappolamento, avrebbe forse potuto evitare l’ennesima tragedia in vasca di questa drammatica estate.
