Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2025 Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai. La criosfera comprende ghiacciai, neve, calotte glaciali e suolo permanentemente gelato: il suo cambiamento ha effetti che vanno oltre le regioni polari.
Il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2025, pubblicato dall’UNESCO per UN-Water, descrive la rapida trasformazione della criosfera montana: la fusione dei ghiacciai e la riduzione della neve rendono più variabili i flussi d’acqua da cui dipendono comunità montane e territori a valle. La perdita di ghiaccio continentale contribuisce inoltre all’innalzamento del livello del mare.
Il tema riguarda anche l’agricoltura e la produzione di energia: dove l’acqua proveniente dalle montagne alimenta fiumi e bacini, cambiamenti nella quantità e nella stagionalità dei deflussi possono incidere su irrigazione e approvvigionamento.
Il rapporto richiama anche lo scongelamento del permafrost, cioè il terreno che rimane ghiacciato per almeno due anni consecutivi. Il disgelo può liberare anidride carbonica e metano già immagazzinati nel suolo, alimentando un meccanismo di retroazione climatica.
Con l’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai 2025, l’ONU ha richiamato l’attenzione sul ruolo di neve e ghiaccio nel clima e nel ciclo dell’acqua. Il rapporto UNESCO indica la necessità di migliorare la gestione delle risorse idriche, la conoscenza dei rischi e le misure di adattamento nelle aree interessate.
La questione è quindi concreta anche lontano dai ghiacciai: comprendere come cambiano le riserve d’acqua aiuta a pianificare l’uso delle risorse e a proteggere le comunità più esposte. Per un esempio legato al territorio alpino, leggi anche la storia documentata del Lago di Resia.
Perché i ghiacciai sono riserve d’acqua fondamentali
Le montagne vengono spesso definite torri d’acqua naturali: durante i mesi freddi trattengono parte delle precipitazioni sotto forma di neve e ghiaccio, mentre nei periodi più caldi rilasciano acqua verso fiumi, ecosistemi e centri abitati. Questo meccanismo è particolarmente importante dove le precipitazioni estive non bastano a soddisfare tutti i fabbisogni. Il rapporto UNESCO 2025 sulle acque montane stima che dalle montagne provenga il 55-60% dei flussi annuali globali di acqua dolce.
Il dato non significa che tutta quest’acqua provenga esclusivamente dallo scioglimento dei ghiacciai: nel bilancio idrico montano contano anche pioggia, neve stagionale, falde e corsi d’acqua. Distinguere queste componenti è essenziale per capire perché il ritiro dei ghiacci possa alterare la disponibilità d’acqua in periodi specifici dell’anno.
Cosa cambia per agricoltura, energia e città
Quando la neve si scioglie prima o le riserve glaciali diminuiscono, può cambiare il calendario con cui l’acqua raggiunge le valli. Una maggiore disponibilità in una fase dell’anno non compensa necessariamente una carenza durante l’estate. Per chi gestisce l’irrigazione agricola, gli acquedotti e i bacini idroelettrici, non conta soltanto la quantità complessiva d’acqua, ma anche quando arriva e quanto è prevedibile.
Il rapporto delle Nazioni Unite ricorda che circa due miliardi di persone dipendono dalle acque montane per le proprie attività e necessità. Le conseguenze del cambiamento della criosfera, quindi, non riguardano soltanto i villaggi vicini ai ghiacciai: possono raggiungere città, aree agricole e industrie poste molto più a valle.
I rischi: piene, siccità e instabilità del territorio
Il ritiro dei ghiacciai non produce un unico effetto. In alcuni bacini l’aumento temporaneo dell’acqua di fusione può accrescere le criticità idrauliche; nel lungo periodo, la riduzione della massa glaciale può diminuire la capacità di sostenere le portate nei mesi secchi. A questi cambiamenti si aggiungono il disgelo del permafrost e l’evoluzione dei laghi glaciali, che richiedono monitoraggio specifico.
Secondo UN-Water, tra le sfide associate alla trasformazione delle montagne figurano piene, siccità, frane e maggiore incertezza del ciclo idrico. Il livello di rischio varia da territorio a territorio: non è corretto attribuire ogni singolo evento estremo direttamente al ritiro di un ghiacciaio senza uno studio dedicato.
Quali risposte indicano UNESCO e Organizzazione meteorologica mondiale
Tra le priorità richiamate dalle istituzioni internazionali ci sono il miglioramento delle reti di osservazione, i sistemi di allerta precoce, la gestione coordinata dei bacini fluviali e la pianificazione dell’uso dell’acqua. Sono misure di adattamento che accompagnano, senza sostituirla, la necessità di ridurre le emissioni responsabili del riscaldamento globale.
Il 2025 è stato proclamato Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai e il 21 marzo è stato designato Giornata mondiale dei ghiacciai. Come spiega l’Organizzazione meteorologica mondiale, l’obiettivo è rafforzare conoscenza scientifica, sorveglianza dei rischi e cooperazione tra Paesi. Per i territori, il messaggio è pratico: conoscere l’evoluzione delle riserve idriche è il primo passo per gestirle con maggiore sicurezza.
