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Ragazzi di famiglie considerate “perbene”, figli di impiegati e professionisti di Monza, ma già conosciuti alle forze dell’ordine. È questo il profilo dei cinque giovani – due 18enni e tre minorenni – arrestati per il brutale pestaggio di uno studente di 22 anni dell’Università Bocconi, aggredito e accoltellato nella notte del 12 ottobre 2025 nella zona della movida di Milano, tra viale Monte Grappa e via Rosales, a pochi passi da corso Como. Tutto per una banconota da 50 euro.
La rapina per 50 euro finita nel sangue
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 22enne stava trascorrendo la serata con alcuni amici quando sarebbe stato avvicinato dal gruppo. I cinque gli avrebbero strappato di mano una banconota da 50 euro, allontanandosi subito dopo tra la folla della notte milanese.
La vittima, nel tentativo di recuperare il denaro, li avrebbe inseguiti sotto i portici di un palazzo. È qui che, sempre stando alle indagini, il branco avrebbe circondato il ragazzo, colpendolo con calci e pugni e infine con almeno due coltellate al torace e alla schiena. Il 22enne è crollato a terra, lasciato in una pozza di sangue, mentre gli aggressori fuggivano.
Le condizioni della vittima: rischio paraplegia
Il giovane è stato trasportato d’urgenza in ospedale e sottoposto a un intervento chirurgico. Le lame avrebbero lesionato polmone e midollo spinale, provocando danni gravissimi alla parte inferiore del corpo. I medici parlano di conseguenze permanenti e il rischio di una paraplegia è concreto.
Per la procura milanese si è trattato di un’aggressione di una violenza “gratuita e sproporzionata”, scatenata per pochi euro e portata avanti con una ferocia tale da poter risultare fatale.
Chi sono i cinque ragazzi di Monza
I cinque fermati sono tutti originari di Monza. I due maggiorenni, tra cui il presunto autore delle coltellate, e i tre minorenni provengono da contesti familiari apparentemente normali: famiglie con lavoro stabile, studi in istituti privati per recuperare gli anni scolastici perduti, attività sportive in palestra e frequentazione dell’oratorio.
Dietro l’immagine da “ragazzi normali”, però, emergono ombre pesanti. Alcuni di loro sarebbero già stati segnalati in passato per furti, piccoli reati e possesso di oggetti atti a offendere. Le indagini raccontano un gruppo abituato a muoversi in branco, sicuro di poter colpire e dileguarsi rapidamente nella confusione della movida.
Le intercettazioni: “pronti a rifarlo”
Dopo l’aggressione, gli investigatori hanno monitorato il gruppo con intercettazioni e pedinamenti. Dalle registrazioni emergerebbero dialoghi in cui i ragazzi parlavano dell’episodio ridendo e vantandosene, come se fosse stato un “colpo riuscito”.
In alcuni passaggi, riportati negli atti, i cinque si sarebbero detti pronti a “cimentarsi di nuovo”, con l’idea di portarsi a casa, la prossima volta, più di una semplice banconota da 50 euro. Un particolare che, secondo la gip, evidenzia l’assoluta indifferenza verso la sofferenza provocata e la pericolosità del gruppo.
Le perquisizioni e le prove raccolte
Nel corso delle perquisizioni effettuate a fine ottobre nelle abitazioni dei ragazzi, la polizia avrebbe sequestrato abiti e un coltello compatibili con quelli inquadrati dalle telecamere di sorveglianza della zona. Il materiale è ora al vaglio della scientifica per i necessari riscontri.
Gli investigatori stanno ricostruendo minuto per minuto la notte del 12 ottobre attraverso le immagini di sicurezza, le celle telefoniche e le testimonianze di chi ha assistito al pestaggio o ha soccorso il 22enne pochi istanti dopo l’aggressione.
Le accuse e le possibili condanne
I cinque giovani sono accusati, a vario titolo, di rapina aggravata e tentato omicidio. Per i due maggiorenni, che nei prossimi giorni saranno interrogati dalla giudice, il rischio è di condanne fino a 20 anni di reclusione. Per i minorenni il procedimento seguirà il canale del tribunale per i minori, ma la gravità dei reati contestati resta altissima.
La gip ha disposto la custodia cautelare in carcere sottolineando il pericolo di reiterazione del reato: il branco, secondo il giudice, non avrebbe mostrato alcun pentimento né consapevolezza per le conseguenze provocate allo studente.
Allarme baby gang e violenza “senza motivo”
Il caso ha riacceso il dibattito sulle baby gang e sulla crescita della violenza minorile in Italia. Il ministro dell’Interno ha parlato di una vera e propria “recrudescenza” degli episodi, non solo sul piano numerico ma anche per l’efferatezza e l’apparente assenza di motivazioni reali.
Ragazzi giovanissimi, provenienti da contesti familiari che non corrispondono allo stereotipo del degrado sociale, finiscono per cercare emozioni forti nella sopraffazione del più debole. In questo quadro, la storia del 22enne della Bocconi, uscito di casa per una serata con gli amici e tornato in ospedale con una vita completamente stravolta, diventa il simbolo di una violenza “senza motivo” che interroga famiglie, scuola e istituzioni.
Fonti: ricostruzioni della Procura di Milano e articoli di cronaca pubblicati su quotidiani nazionali (La Repubblica, Ansa, La Stampa).
Punti chiave
- Cinque giovani di Monza, già noti alle forze dell’ordine, hanno aggredito un 22enne per una banconota da 50 euro nella movida di Milano.
- La vittima è in gravi condizioni, rischiando la paraplegia dopo essere stata colpita con coltellate e percosse.
- Dopo l’aggressione, i ragazzi si sono vantati dell’azione, manifestando indifferenza verso la sofferenza provocata.
- Le indagini hanno portato al sequestro di prove e a accuse di rapina aggravata e tentato omicidio, con pene fino a 20 anni per i maggiorenni.
- Il caso ha riacceso il dibattito sulle baby gang, evidenziando la crescente violenza minorile in Italia e la mancanza di motivazioni reali.
