Avrebbe dovuto essere un momento di celebrazione, un omaggio alla storia dello sport italiano e a uno dei suoi simboli più longevi. Invece, il passaggio della fiaccola olimpica a Vicenza si è trasformato in un caso destinato a far discutere. Protagonista, suo malgrado, Abdon Pamich, 92 anni, campione olimpico di marcia e volto storico dell’atletica italiana, che dopo aver portato la fiamma di Milano-Cortina 2026 si sarebbe ritrovato da solo, senza assistenza e senza essere citato nella cerimonia finale.
Un episodio che ha sollevato polemiche e interrogativi sull’organizzazione dell’evento, sul rispetto dovuto agli atleti che hanno fatto la storia e sul modo in cui vengono gestiti momenti simbolici che dovrebbero rappresentare i valori olimpici di inclusione, riconoscenza e memoria.
Il passaggio della fiaccola e l’attesa per la cerimonia
La staffetta della fiamma olimpica rappresenta uno dei riti più significativi in vista dei Giochi. Ogni tappa è pensata per celebrare il territorio e le persone che lo hanno reso grande, soprattutto chi ha scritto pagine indelebili dello sport nazionale. A Vicenza, tra i tedofori scelti, c’era anche Abdon Pamich, una scelta che aveva emozionato molti: un atleta che, a oltre novant’anni, continua a incarnare lo spirito olimpico.
Pamich ha percorso il suo tratto con la fiaccola, accolto dagli applausi e dall’affetto del pubblico. Un momento intenso, carico di simbolismo, che avrebbe dovuto trovare il suo naturale epilogo sul palco della cerimonia conclusiva, con il ringraziamento ufficiale e il riconoscimento del suo ruolo.
Il racconto: “Sono rimasto solo”
Secondo quanto raccontato dallo stesso ex campione, dopo aver concluso il suo tratto con la torcia, sarebbe rimasto indietro rispetto al resto del gruppo. Nessun mezzo dedicato, nessun accompagnatore al suo fianco, nessuna indicazione chiara su come raggiungere il luogo della cerimonia finale.
Un racconto che ha colpito l’opinione pubblica: un uomo di 92 anni, medaglia d’oro olimpica, lasciato a gestirsi da solo in un evento che avrebbe dovuto metterlo al centro. Pamich avrebbe poi raggiunto il palco con l’aiuto di altre persone presenti, ma senza essere chiamato o citato durante i discorsi ufficiali.
La mancata menzione sul palco
Uno degli aspetti più discussi della vicenda riguarda proprio la cerimonia conclusiva. Sul palco, durante gli interventi ufficiali, sarebbero stati ringraziati e citati altri protagonisti dell’evento, ma non Abdon Pamich. Un’assenza che ha fatto rumore, considerando il suo passato sportivo e il valore simbolico della sua presenza.
Per molti, quella mancata menzione rappresenta il vero cuore della polemica: non solo una questione logistica, ma un problema di rispetto e attenzione verso chi ha rappresentato l’Italia ai massimi livelli, vincendo e portando il tricolore sul gradino più alto del podio.
La replica degli organizzatori
Di fronte alle polemiche, è arrivata anche la versione degli organizzatori. Secondo quanto riferito, a Pamich sarebbe stato offerto un passaggio su un mezzo dedicato, ma l’ex atleta avrebbe preferito non utilizzarlo. Una ricostruzione che però non ha spento le critiche.
In molti sottolineano come, al di là delle singole scelte, l’organizzazione avrebbe dovuto garantire un accompagnamento costante a un tedoforo di 92 anni, soprattutto in un evento ufficiale di tale importanza. La responsabilità, secondo questa linea di pensiero, non può essere scaricata sulle decisioni personali dell’atleta.
Chi è Abdon Pamich
Nato a Fiume nel 1933, Abdon Pamich è uno dei più grandi marciatori italiani di sempre. Ha conquistato la medaglia d’oro nella 50 km di marcia alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e il bronzo a Roma 1960, oltre a numerosi titoli europei e nazionali. La sua carriera è stata segnata da sacrifici, allenamenti durissimi e da un attaccamento profondo alla maglia azzurra.
Anche dopo il ritiro dall’attività agonistica, Pamich è rimasto una figura di riferimento per lo sport italiano, impegnato nella promozione dell’attività fisica e dei valori olimpici. La sua presenza come tedoforo a Vicenza era stata accolta come un omaggio alla sua storia e alla sua longevità sportiva.
La reazione del mondo dello sport
La vicenda ha rapidamente fatto il giro dei media e dei social, suscitando reazioni da parte di ex atleti, dirigenti e semplici appassionati. In molti hanno espresso solidarietà a Pamich, definendo l’accaduto una “figuraccia” e chiedendo maggiore attenzione per chi ha dato tanto allo sport italiano.
Altri hanno invitato a non trasformare l’episodio in una polemica sterile, sottolineando che l’organizzazione di eventi complessi può incontrare difficoltà. Tuttavia, anche tra le voci più moderate, emerge un punto condiviso: episodi simili non dovrebbero accadere, soprattutto quando coinvolgono figure simboliche.
Milano-Cortina 2026 e l’immagine dell’evento
I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 rappresentano una vetrina internazionale per l’Italia. Ogni dettaglio, ogni evento collegato, contribuisce a costruire l’immagine del Paese agli occhi del mondo. Per questo, anche episodi apparentemente marginali assumono un peso specifico.
La polemica su Pamich arriva in un momento delicato, in cui l’organizzazione è sotto osservazione per tempi, costi e gestione complessiva. Un caso come questo rischia di alimentare dubbi e critiche, soprattutto sul piano simbolico e comunicativo.
Una questione di rispetto e memoria
Al di là delle responsabilità specifiche, la vicenda solleva una riflessione più ampia sul rapporto tra lo sport di oggi e la sua storia. Celebrare i grandi eventi significa anche prendersi cura di chi li ha resi possibili, riconoscendo il valore umano oltre a quello sportivo.
Per molti, dimenticare un campione come Abdon Pamich, anche solo per pochi minuti, equivale a dimenticare un pezzo di memoria collettiva. Una memoria che dovrebbe essere tutelata e valorizzata, non messa in secondo piano da esigenze organizzative o distrazioni.
Il dibattito resta aperto
Il caso Pamich continua a far discutere e probabilmente lo farà ancora nei prossimi giorni. Da un lato, le spiegazioni ufficiali; dall’altro, il racconto diretto dell’atleta e la percezione di un trattamento non adeguato. In mezzo, un’opinione pubblica divisa ma attenta.
Ciò che resta è l’immagine di un uomo di 92 anni, campione olimpico, che avrebbe meritato un finale diverso per una giornata che doveva essere di festa. Un episodio che invita a riflettere su come vengono gestiti i simboli dello sport e su quanto sia importante non perdere di vista il lato umano degli eventi.
Un episodio che lascia il segno
Indipendentemente dalle ricostruzioni e dalle responsabilità, la vicenda di Vicenza lascia un segno. Perché quando a restare solo è un campione olimpico, il problema non riguarda solo lui, ma l’intero sistema che dovrebbe celebrarlo.
Milano-Cortina 2026 è ancora lontana, ma il percorso verso i Giochi passa anche da episodi come questo. E dalla capacità di imparare dagli errori, restituendo allo sport quella dignità e quel rispetto che rappresentano il vero spirito olimpico.
Punti chiave
- Il passaggio della fiaccola olimpica a Vicenza ha suscitato polemiche a causa del trattamento riservato ad Abdon Pamich, campione olimpico di marcia, che è stato dimenticato durante la cerimonia finale.
- Pamich, 92 anni, ha percorso il tratto con la fiaccola ma è rimasto solo, senza assistenza e senza essere citato negli interventi ufficiali.
- L’organizzazione ha risposto alle critiche affermando che Pamich rifiutò un passaggio su un mezzo dedicato, ma questo non ha placato le polemiche.
- L’episodio solleva interrogativi sul rispetto e la memoria nel mondo dello sport, evidenziando l’importanza di onorare i campioni che hanno fatto la storia.
- La situazione di Pamich ha ricevuto ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica, sottolineando la necessità di più attenzione per le figure simboliche nello sport.
