L’intervento, il dolore che non passava e poi la scoperta che ha lasciato tutti senza parole: per cinque mesi una donna di 42 anni ha vissuto con delle pinze chirurgiche di 14 centimetri dimenticate sotto la pelle dopo un’operazione di addominoplastica. Una vicenda surreale, avvenuta inizialmente a Napoli, e che oggi apre uno scontro legale destinato a far discutere.
Un addominoplastica che diventa un incubo
La protagonista della vicenda è Giusy Abruzzo, 42 anni, residente a Modena. La donna si era sottoposta a un intervento estetico a Napoli lo scorso aprile. All’inizio sembrava tutto nella norma: l’operazione riuscita, le dimissioni regolari, i controlli post-operatori nella media. Ma presto qualcosa ha iniziato a non andare.
«Avevo un fastidio vicino all’ombelico che non passava», racconta la donna. «Il chirurgo mi disse che poteva essere una piccola ernia, nulla di grave». Nonostante i dolori insistenti, la paziente ha continuato per mesi a convivere con quel dolore che diventava sempre più intenso.
I dolori aumentano: la tac rivela l’impossibile
Il 27 novembre, dopo una notte particolarmente difficile, Giusy si è recata d’urgenza a Pavullo, nel Modenese, per ulteriori controlli. A quel punto viene eseguita una tac. Ed è lì che il referto rivela l’inimmaginabile: un corpo estraneo di 14 centimetri era visibile chiaramente tra i tessuti addominali.
Non una semplice garza. Non un piccolo strumento. Ma una vera e propria pinza chirurgica in metallo, dimenticata nel corpo della paziente durante l’intervento a Napoli.
La corsa a Sassuolo: l’intervento salva la situazione
Trasferita immediatamente all’ospedale di Sassuolo, la donna viene operata d’urgenza. Il chirurgo del reparto di chirurgia generale rimuove le pinze, evitando conseguenze ben peggiori come infezioni interne gravi o lesioni permanenti.
«Mi hanno detto che ho rischiato molto», racconta Giusy. «Se avessi aspettato ancora, poteva andare molto peggio».
La battaglia legale e la denuncia: «Non deve succedere a nessuno»
Ora, per la 42enne inizia la parte più difficile: quella legale. L’avvocato della donna sta già predisponendo l’azione contro il chirurgo napoletano responsabile dell’intervento. Una negligenza così grave rischia di tradursi in conseguenze importanti sotto il profilo penale e civile.
«Non voglio che altre persone vivano quello che ho passato io», afferma Giusy. «Per mesi ho avuto dolori senza immaginare che dentro di me ci fosse un attrezzo chirurgico lungo quattordici centimetri».
Il caso riaccende il dibattito sulla “malasanità”
La vicenda ha immediatamente riacceso il dibattito sull’errore umano in sala operatoria e sulle procedure di controllo che — per legge — dovrebbero impedire simili situazioni. In Italia, infatti, ogni strumento utilizzato in sala operatoria deve essere contato e ricontato prima e dopo l’intervento.
Come sia possibile che un oggetto così evidente non sia stato registrato rimane una domanda aperta, a cui l’inchiesta dovrà rispondere.
Le condizioni della paziente oggi
Giusy è stata dimessa dall’ospedale di Sassuolo e sta gradualmente recuperando. I dolori stanno diminuendo e la guarigione procede bene. Sul piano emotivo, però, lo shock rimane.
«Mi sento tradita e arrabbiata. Mi ero affidata a un professionista, non pensavo potesse succedere una cosa del genere».
L’inchiesta della procura è stata già avviata, e nelle prossime settimane verranno sentiti medici, anestesisti e tutto il personale presente in sala operatoria quel giorno.
Una cosa è certa: questa storia non si chiude qui.
Punti chiave
- Una donna di 42 anni ha vissuto per cinque mesi con delle pinze chirurgiche dimenticate dopo un’addominoplastica a Napoli.
- Dopo diversi controlli, una tac ha rivelato il corpo estraneo di 14 centimetri nel suo addome.
- Giusy è stata operata d’urgenza per rimuovere le pinze e prevenire gravi complicazioni.
- Ha avviato una battaglia legale contro il chirurgo responsabile per negligenza.
- Il caso riaccende il dibattito sulla malasanità e sulle procedure di controllo in sala operatoria.
