Massimo Ranieri non ha scelto parole comode per presentare il suo nuovo capitolo musicale. «Oggi non si fanno più canzoni», ha detto parlando di un mercato che corre veloce e lascia sempre meno spazio alla memoria. Non è soltanto una provocazione: dietro quella frase ci sono un singolo appena pubblicato, un disco in lavorazione e il desiderio di tornare sul palco con qualcosa che il pubblico non ha ancora ascoltato.
Il brano si intitola Il giorno prima ed è disponibile dal 9 ottobre in radio e sulle piattaforme digitali. Scritto da Niccolò e Carlo Verrienti e prodotto da Gino Vannelli, entrerà nella scaletta del concerto di Catanzaro del 17 ottobre, data dalla quale ripartirà il lungo viaggio di Tutti i sogni ancora in volo.
Il giorno prima, la nuova canzone di Massimo Ranieri
La curiosità di Ranieri è tutta rivolta al momento in cui presenterà la canzone davanti a una platea. Dopo oltre sessant’anni di carriera, l’artista continua a cercare quella particolare tensione che nasce quando un pubblico incontra per la prima volta un brano sconosciuto. È una prova più rischiosa rispetto all’esecuzione dei grandi successi, ma è anche il modo più diretto per capire se una storia riesce ancora a passare dal palco alla sala.
Il giorno prima guarda indietro senza limitarsi alla nostalgia. Il testo parla del desiderio impossibile di riportare il tempo al punto precedente a una scelta, a una perdita o a una separazione. Ricordi, rimpianti e speranza convivono in una canzone che immagina di poter ricominciare, anche soltanto per un istante.
Il videoclip porta la firma della regista Roberta Torre e costruisce intorno a Ranieri uno scenario autunnale. Una foglia che si stacca da un albero e finisce sulla sua spalla, episodio avvenuto davvero durante le riprese, è diventata una delle immagini centrali del racconto. Nel montaggio il movimento si rovescia e la foglia sembra tornare al proprio ramo, seguendo l’idea di un tempo che prova a percorrere la strada inversa.
Il nuovo album e il ritorno alle canzoni degli anni Sessanta
Il singolo anticipa un progetto più ampio, atteso per la primavera. Ranieri vuole recuperare brani degli anni Sessanta, il decennio in cui ha iniziato a formarsi artisticamente, quando ancora giovanissimo lavorava e ascoltava le voci che arrivavano dalla radio. Nel suo orizzonte ci sono interpreti e autori come Adriano Celentano, Rita Pavone, Sergio Endrigo e Luigi Tenco.
La critica alla musica contemporanea nasce da qui. Secondo il cantante, una parte della produzione attuale appare costruita in modo troppo rapido e uniforme, quasi fosse generata da un automatismo. Non è un rifiuto del presente, ma la richiesta di tornare a curare melodia, parole e interpretazione con la stessa attenzione riservata alle canzoni destinate a durare.
Per chi vuole ripercorrere tutta la sua storia, dalla nascita come Giovanni Calone al successo tra musica, teatro e televisione, su Oiusho è disponibile la scheda dedicata a Massimo Ranieri, la carriera e la vita privata.
Il ritorno in tour parte da Catanzaro
La pausa è stata breve. Negli ultimi vent’anni Ranieri stima di avere affrontato circa duemila spettacoli, una media impressionante che racconta meglio di qualsiasi definizione il suo rapporto con il palcoscenico. Dopo un’estate particolarmente faticosa, si è concesso qualche settimana a Roma, riscoprendo il piacere di passeggiare e parlare con le persone senza l’urgenza di una partenza immediata.
Dal 17 ottobre ricomincerà però il tour, destinato a proseguire fino alla fine di gennaio. La prima tappa sarà a Catanzaro e Il giorno prima entrerà subito nel repertorio insieme ai brani che hanno accompagnato generazioni diverse. Per Ranieri il concerto non è una celebrazione immobile: i classici restano, ma devono continuare a dialogare con ciò che viene scritto oggi.
La tournée riporterà l’artista anche a Napoli, città che continua a rappresentare un richiamo personale e musicale. Il ritorno al Teatro Politeama avrà un significato particolare: è il luogo nel quale, da ragazzo, cercava di assistere alle prove del Festival di Napoli e ascoltava dal vivo le grandi voci della canzone italiana.
Massimo Ranieri parla anche del Sanremo di Stefano De Martino
Nel racconto non poteva mancare il Festival di Sanremo. Ranieri ha ricordato il peso di una macchina televisiva e musicale enorme, capace di trasformare ogni scelta in un caso nazionale. Guardando al debutto di Stefano De Martino alla conduzione, ha espresso fiducia nelle sue qualità: spontaneità, sicurezza e la capacità di far sembrare naturale anche un appuntamento molto complesso.
Il rapporto di Ranieri con il Festival resta profondo. Perdere l’amore gli consegnò la vittoria nel 1988, mentre Lettera di là dal mare ottenne il Premio della Critica nel 2022. È anche per questo che le sue parole sul futuro della manifestazione arrivano da chi ne conosce pressioni e possibilità. Sul tema si può leggere anche l’approfondimento di Oiusho dedicato a perché Sanremo resta centrale nell’era dei social.
Una canzone contro la fretta
Il filo che unisce il nuovo singolo, il disco e il ritorno in teatro è il rifiuto della fretta. Ranieri osserva un presente nel quale rapporti, promesse e progetti rischiano di esaurirsi prima di avere il tempo di crescere. Il giorno prima prova a fermare quel movimento e a recuperare il valore dell’attesa.
È una posizione coerente con un artista che continua a lavorare tra repertorio e novità. Non si tratta di ripetere il passato, ma di capire cosa possa essere portato nel presente senza perdere profondità. Nella sezione Musica di Oiusho trovano spazio proprio questi passaggi: nuove pubblicazioni, tour e storie capaci di spiegare cosa c’è dietro una canzone.
