Roma. Il governo incassa la fiducia alla Camera e spinge la manovra verso il traguardo: una legge di Bilancio da circa 22 miliardi che, tra polemiche e correzioni dell’ultima ora, ridisegna un pezzo di fisco, lavoro, previdenza e misure per la casa. Il voto di fiducia è arrivato con numeri netti: 219 sì, 125 no e 3 astenuti, sul maxiemendamento che raccoglie le norme principali. Il passaggio conclusivo è fissato per martedì 30 dicembre, con il voto finale dell’Aula. Nel frattempo, imprese, famiglie e lavoratori provano a capire cosa cambia davvero dal 2026, quali bonus restano, quali vengono rimodulati e dove, invece, si stringe.
Il quadro che emerge è quello di una manovra “a blocchi”: capitoli distinti che toccano incentivi alle aziende, regole fiscali e agevolazioni, nuove scadenze sulla previdenza, fino a una serie di interventi sulla casa che incidono anche sul calcolo dell’Isee e quindi sull’accesso a molte misure sociali. Il risultato è un pacchetto non enorme nei numeri complessivi, ma potenzialmente incisivo nella vita quotidiana: dalla busta paga ai contratti, dalle rate della rottamazione alle scelte sul Tfr, fino alla tassazione degli affitti brevi e ai bonus per ristrutturare.
Il passaggio politico: fiducia e maxiemendamento
La manovra arriva in Aula dopo settimane di confronto e un finale “allo sprint”. La fiducia sul maxiemendamento significa, nei fatti, un testo unico che sostituisce e riassume gran parte delle modifiche inserite nel percorso parlamentare. Per la maggioranza è il modo per chiudere i tempi e blindare le misure; per l’opposizione è l’ennesimo segnale di una discussione compressa. Ma al netto del metodo, ciò che interessa a cittadini e imprese è la sostanza: cosa entra in vigore dal 1° gennaio 2026 e cosa, invece, scatta più avanti.
Le norme principali si concentrano su cinque capitoli: imprese, fisco, lavoro e pensioni, previdenza integrativa e casa. In mezzo ci sono interventi “mirati” su famiglie, madri lavoratrici, Isee e una stretta sugli affitti brevi oltre una certa soglia di immobili.
Imprese: incentivi rafforzati e coperture “prese altrove”
Per il mondo produttivo, il governo rivendica l’inserimento in extremis di una dote aggiuntiva destinata soprattutto al manifatturiero. Il pacchetto, spiegano le schede della manovra, vale circa 3,5 miliardi nel 2026 per il comparto industriale. Ma l’impianto delle coperture è uno dei punti più discussi: una parte arriva da un anticipo richiesto al settore assicurativo (circa 1,3 miliardi) e un’altra da un aumento di gettito atteso da misure fiscali che incidono in modo più generale sulle imprese (circa un miliardo). In pratica: più incentivi, ma con un riequilibrio che chiede contributi anche ad altri pezzi del sistema.
Quali leve vengono rafforzate? Il cuore resta la spinta agli investimenti e alla modernizzazione. Rientrano qui il potenziamento delle misure connesse a Industria 4.0 e un meccanismo di iperammortamento sugli investimenti effettuati tra il 2026 e il 30 settembre 2028. Il messaggio è chiaro: chi investe in tecnologia e trasformazione digitale ottiene un vantaggio fiscale più robusto.
Altro tassello centrale: la Zes Unica per il Sud. La manovra destina risorse rilevanti nel 2026 (indicativamente 2,3 miliardi) su investimenti già fatti, e soprattutto estende la misura fino al 2028. È un segnale di continuità per le aziende che hanno programmato progetti nel Mezzogiorno e che chiedevano certezze su una politica industriale non “a scadenza breve”.
Ci sono poi capitoli mirati: rifinanziamenti e fondi per internazionalizzazione e turismo, la Nuova Sabatini che viene rimpinguata, e risorse per i Contratti di sviluppo. Non è una rivoluzione, ma un rafforzamento di strumenti che molte imprese già conoscono e che dovrebbero tornare a “girare” con dotazioni più ampie.
Imprese: quali tasse aumentano
Il rovescio della medaglia è l’aumento di alcune imposte e meccanismi di gettito aggiuntivo. La manovra segnala incrementi collegati alle plusvalenze (stimati per circa 500 milioni), alla rivalutazione di terreni e partecipazioni (circa 240 milioni) e una proroga legata all’affrancamento di riserve in sospensione d’imposta (circa 400 milioni). Per molte aziende il tema non è solo “quanto”, ma “come”: la sensazione è che il sostegno agli investimenti venga finanziato anche chiedendo di più su alcune voci fiscali tipiche delle operazioni societarie.
Fisco: Irpef, detrazioni e rottamazione
Il capitolo che tocca più direttamente i contribuenti è l’Irpef. Dal 2026, l’aliquota scende dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro. La misura viene accompagnata da una rimodulazione delle detrazioni per i redditi più alti, con un riferimento ai contribuenti sopra i 200 mila euro. In sostanza: un alleggerimento nella fascia indicata, con un aggiustamento delle detrazioni per mantenere l’equilibrio complessivo del sistema.
Altro nodo che torna ciclicamente: le cartelle e la pace fiscale. La manovra introduce una nuova rottamazione, la quinta. L’arco temporale coperto è ampio: pendenze dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. E soprattutto, viene prevista una rateizzazione fino a 54 rate bimestrali, con una soglia minima di 100 euro a rata. È una misura che interessa platee molto vaste, ma che riapre anche il dibattito tra chi la considera un aiuto concreto per chi è in difficoltà e chi la vede come un incentivo implicito a rinviare il pagamento aspettando la prossima sanatoria.
Contratti, premi e tassazione agevolata
Per i rinnovi contrattuali è prevista una flat tax al 5% sugli aumenti, ma con un perimetro preciso: vale solo per redditi fino a 33 mila euro e include anche i rinnovi riferiti al 2024. Accanto a questo, i premi di produttività scendono a una tassazione dell’1%. L’obiettivo dichiarato è far arrivare più netto in busta paga, rendendo più conveniente la parte variabile legata a obiettivi e produttività.
Donne e famiglie: bonus mamma, assunzioni e congedi
La manovra ritocca il bonus mamma: sale a 60 euro mensili, ma con paletti chiari. È destinato alle mamme lavoratrici con Isee fino a 40 mila euro e con almeno due figli, con il più piccolo sotto i 10 anni. Non è quindi un intervento universale, ma selettivo.
Per favorire l’occupazione femminile, è previsto un esonero contributivo per 24 mesi in caso di assunzione di lavoratrici con almeno 3 figli. E sul fronte dei diritti di cura, i congedi parentali facoltativi si estendono fino ai 14 anni dei figli, mentre il congedo per malattia dei figli raddoppia a 10 giorni. Misure che, almeno nelle intenzioni, provano a ridurre il peso organizzativo sulle famiglie e a rendere meno penalizzante restare nel mercato del lavoro quando i figli crescono.
Isee: cambiano le scale di equivalenza
Un passaggio tecnico, ma con effetti molto pratici, riguarda l’Isee. La manovra modifica le scale di equivalenza: passa a 0,1 con due figli, 0,25 con tre figli, 0,40 con quattro figli e 0,55 con almeno cinque figli. Per molte famiglie, il dettaglio farà la differenza nell’accesso o nella misura di bonus e prestazioni, perché l’Isee è la chiave d’ingresso a una lunga lista di sostegni.
Autonomi: ritenuta d’acconto obbligatoria dell’1%
Dal 2026 arriva una novità destinata a far discutere professionisti e piccole realtà: nelle fatture tra imprese e professionisti diventa obbligatorio versare al fisco una ritenuta d’acconto dell’1%. È una misura di “tracciamento” e anticipo del prelievo che punta a ridurre evasione e ritardi di incasso fiscale, ma che potrebbe pesare sulla liquidità e sugli adempimenti, soprattutto per chi lavora con molti clienti e margini contenuti.
Lavoro e pensioni: sì all’aumento, ma diluito
Il capitolo previdenziale chiarisce un punto: si andrà in pensione più tardi. La manovra non cancella l’adeguamento alla speranza di vita, ma lo diluisce su due anni invece di farlo scattare tutto insieme. In concreto, l’aumento previsto di tre mesi non arriva “in blocco” nel 2027, ma per step: un mese in più dal 2027 e altri due mesi dal 2028.
Il risultato è che per la pensione di vecchiaia serviranno 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi nel 2028. E anche per la pensione anticipata si sale: per gli uomini 42 anni e 11 mesi nel 2027 e 43 anni e un mese nel 2028; per le donne un anno in meno, a cui si aggiunge la cosiddetta finestra di tre mesi, cioè l’attesa tra maturazione del requisito e decorrenza dell’assegno.
La stretta sui più giovani: stop a una novità del 2025
Il punto più delicato riguarda i lavoratori che stanno interamente nel sistema contributivo, cioè chi ha iniziato a versare dopo il 1995. Per reperire risorse, viene cancellata una novità introdotta con la manovra precedente: la possibilità di cumulare i contributi Inps con la rendita maturata nella previdenza integrativa per raggiungere la soglia minima che consente di lasciare il lavoro a 64 anni invece di 67. La soglia citata è quella di 3 volte l’assegno sociale (indicata come 1.616 euro al mese, destinata a salire a 3,2 volte dal 2030). È un cambio di rotta che potrebbe incidere sui piani di uscita dei lavoratori più giovani e sulla convenienza percepita dei fondi integrativi.
Previdenza integrativa: Tfr “automatico” nei fondi
Dal 1° luglio scatta una regola nuova per chi viene assunto per la prima volta: il Tfr finirà automaticamente nel fondo pensione integrativo di categoria, a meno che il lavoratore, entro 60 giorni dall’assunzione, non scelga esplicitamente di mantenere il Tfr nella sua funzione originaria, cioè la liquidazione pagata al momento della pensione. È un meccanismo che sposta l’inerzia decisionale: non più “se voglio aderire”, ma “se voglio restare fuori”. E questo, nel medio periodo, potrebbe aumentare l’adesione ai fondi e cambiare il profilo previdenziale di una generazione di neoassunti.
Casa: Isee, bonus ristrutturazioni e stretta sugli affitti brevi
Il capitolo casa è uno dei più densi, perché intreccia fiscalità, welfare e mercato immobiliare. La novità più forte riguarda l’Isee: la manovra prevede l’esclusione della prima abitazione dal calcolo, ma con soglie e criteri precisi. La soglia massima di valore catastale sale a 91.500 euro (da 52.500), incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente dal secondo in poi. Inoltre, la franchigia sale a 120 mila euro per le famiglie residenti nei Comuni delle 14 Città metropolitane. Per molte famiglie proprietarie, questo può tradursi in un Isee più basso e, quindi, in una maggiore probabilità di rientrare nelle fasce utili per ottenere bonus e prestazioni.
Attenzione però: l’esclusione della prima casa non vale “a pioggia” su tutto. La manovra chiarisce che l’esenzione è valida solo per alcune misure, tra cui assegno unico, assegno di inclusione, bonus neonati, buoni asili nido e incentivi alla formazione. Questo significa che, per altre prestazioni, il peso della casa potrebbe continuare a essere considerato secondo regole differenti.
Bonus ristrutturazioni: conferme e scadenze
Per chi sta ristrutturando (o vuole farlo), il 2026 mantiene la struttura dei bonus. Restano i bonus ristrutturazioni al 50% per la prima casa e al 36% dalla seconda in poi. Ma dal 2027 scenderà al 36% anche per la prima casa: un calendario che spinge chi ha lavori programmati a muoversi in tempo.
Vengono prorogati anche il sisma bonus e il bonus mobili ed elettrodomestici al 50%, ma con un tetto massimo di 5.000 euro e con un vincolo: deve essere collegato a interventi di ristrutturazione. Tradotto: niente “bonus mobili” sganciato dai lavori, e attenzione a documentazione e requisiti.
Affitti brevi: terzo immobile, cambia tutto
È uno dei punti più sensibili per il mercato turistico e per chi affitta case per periodi inferiori a 30 giorni. La manovra conferma la cedolare secca al 21% per l’affitto breve della prima casa, e anche la cedolare al 26% per la seconda casa locata per meno di 30 giorni. Ma la svolta arriva dal terzo immobile in poi: il regime fiscale diventa reddito d’impresa. Finora la soglia scattava dalla quinta casa. In pratica, per chi gestisce più immobili in affitto breve, il 2026 segna un cambio di “categoria”: non più semplice gestione patrimoniale, ma un inquadramento più simile a un’attività economica strutturata, con conseguenze su tasse e adempimenti.
Piano casa e aiuti ai padri separati
Nel capitolo abitativo entrano anche risorse dedicate. Per il Piano casa vengono stanziati 200 milioni, di cui 100 milioni nel 2026. E compare una misura mirata ai padri separati: nel 2026 ci sono 20 milioni per aiutarli ad avere una casa, ma con requisiti stringenti: figli sotto i 21 anni e assenza della casa familiare assegnata. È una misura piccola nella dimensione complessiva della manovra, ma molto specifica per una platea spesso in difficoltà abitativa dopo la separazione.
Cosa cambia davvero dal 1° gennaio: la lista “pratica”
Per chi vuole una bussola rapida, il 2026 porta: ritocco Irpef nella fascia fino a 50 mila euro; nuova rottamazione con piano lungo; agevolazioni su rinnovi e premi; bonus mamma selettivo e misure su congedi; nuove regole Isee e, soprattutto, un intervento forte sulla casa nel calcolo per alcune prestazioni; novità sugli autonomi con ritenuta dell’1%; calendario previdenziale che sposta in avanti l’uscita e regole nuove per i neoassunti sul Tfr nei fondi integrativi; conferma dei bonus edilizi con scadenze già scritte; stretta sugli affitti brevi oltre il secondo immobile.
Il punto, adesso, sarà l’applicazione: decreti attuativi, chiarimenti operativi e circolari determineranno come le norme si tradurranno in moduli, fatture, dichiarazioni e calcoli reali. Per famiglie e imprese la manovra 2026 è un mix di “qualcosa in più” e “qualcosa in meno”: alleggerimenti fiscali e bonus, ma anche nuove regole e una previdenza che chiede tempi più lunghi. Il 2026, insomma, inizia con un pacchetto di norme che promette di farsi sentire presto, nel portafoglio e nelle scelte quotidiane.
Punti chiave
- Il governo ha ottenuto la fiducia sulla Manovra 2026, che prevede circa 22 miliardi di riforme fiscali, lavorative e sociali.
- Le misure principali includono incentivi alle imprese, modifiche all’Irpef, nuovi bonus per famiglie e regole più severe sugli affitti brevi.
- Dal 2026, l’aliquota Irpef scenderà al 33% per redditi fino a 50 mila euro; è prevista anche un’ulteriore rottamazione delle cartelle fiscali.
- La Manovra introduce novità come la ritenuta d’acconto per i professionisti e il Tfr automatico nei fondi previdenziali per i neoassunti.
- Il pacchetto prevede anche interventi specifici per la casa, con misure sui bonus ristrutturazioni e cambiamenti nelle regole Isee.
